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mercoledì 3 settembre 2014

la Napoleonica: variazioni sul tema

Giornata con clima ottimale per correre: cielo coperto e un po' di venticello... se non fosse che l'estate volge al termine ed io son riuscita ad andare una sola volta al mare :( 
Come si accorciano le giornale, il problema per i mesi a venire sarà trovare percorsi sterrati illuminati (!) negli orari in cui posso andare a correre, ovvero quando è già buio...
Per oggi la Napoleonica, classico anello sopra la città che offre vista panoramica su Trieste nella parte più esposta e lato interno nel sottobosco; quando finisco alle 20, nei sentieri è abbastanza scuro. Inizio dal lato interno, per poi tornare in su in salita sulla parte panoramica, poi un secondo giro ma invece di prendere la via crucis giro a sinistra dove inizia un sentierino assai sconnesso che mi porta quasi al santuario. Per tornare all'auto prendo da lì un'altra variante (dove ovviamente mi perdo, ma sono in un bicchiere d'acqua e mi ritrovo presto! :) )


vediamo di incrementare un pò i km, per ambire a qualche trail in ottobre e dicembre!
ecco cosa bolle in pentola:
EM2P di cui ho parlato dell'edizione 2013 e quella del 2011
per non parlare poi di...
cavalcata carsica - sentiero numero 3 con meravigliosa descrizione di Pollini qui
entrambi organizzati dalla mia a.s.d.: come dire, non posso mancare!!! ;)

domenica 31 agosto 2014

ferie :)

Finalmente la tanto attesa settimana di vacanza! :D
su insistente richiesta dei bambini quest'anno niente spiagge pietrose Croate (sigh!!!) ma mi adatto e la prenotazione è per Levico Terme (TN) in un davvero ben organizzato Family Hotel a misura di bambino :)
Valle ampia e ariosa, con il lago di Levico e quello di Caldonazzo ad offrire un sacco di attrazioni sportive e non... L'albergo è la base di partenza per tantissime escursioni: trekking con gli asinelli, gita alla Baita di Heidi (!), fattoria didattica, il museo della Scienza di Trento (MUSE)... 
Messe le scarpe da corsa, riesco a macinare qualche piacevolissimo chilometro lungo il lago, con tanto verde a dare armonia e serenità.




domenica 3 agosto 2014

riassunto delle puntate precedenti...

Riassunto delle puntate precedenti:
Dopo la Lanaro Granfondo a gennaio  e le ripetute (15x400 su asfalto) la settimana dopo il polpaccio sinistro da forfait senza diritto di replica :(


Riposo assoluto per il tendine è la prescrizione del fisioterapista... dopo due mesi riprovo a correrci su, ma dopo soli 3 km non va. mi fermo, torno camminando e aspetto ancora...


Riprovo in giugno, mi sono ripromessa di evitare l'asfalto e per fortuna le uscite col gruppo kdk si sono trasferite, data la temperatura afosa, dal lungomare di  Barcola ai sentieri dell'altipiano: ottimo!
A metà luglio primo lungo, era da gennaio che non andavo oltre i 10 km, azzardo perché il gruppo e variegato e stando in coda dovrei farcela... porto a casa 17 km, trascorsi in buona compagnia: corro con le antenne tese, attenta ad ascoltare i segnali ed eventuali fastidi.  grande  soddisfazione finire e sentire che è tutto ok :D
In questi anni di corsa credo che gli stop siano fisiologici: mi è passata sotto il naso la kokos trail a marzo, persa anche la jamarun a maggio... Grrr che fastidio!  inizialmente ero insofferente, anche se poi ho cercato di concentrare l'attenzione sulle cose che vorrò fare e sperare che, saltata l'edizione 2014 mi aspetterà quella dell'anno prossimo ...

Nuovo percorso inaugurato ieri per fare un pò di gambe e fiato nei sentieri che da Basovizza portano a Opicina: lato panoramico all'andata, con vista sul golfo e temporale in avvicinamento, e ritorno per il sentiero 1 ondulato e nel bosco. Ultimo km con la pioggia, che dati i 25° è stata piacevole e rinfrescante :)

venerdì 6 giugno 2014

Dal Lanaro in poi...

Testa, cuore e gambe: c'è tutto!
... i più bei chilometri sono i primi dopo un lungo stop...
Si riassapora il gusto e ci si rende conto della grande fortuna, a volte scontata, di poter correre...
Ricomincio da dove mi sono fermata, dalla stazione di Mocco', per riempire gli occhi di verde, i polmoni di aria profumata degli aromi estivi e con lo sguardo rivolto in Valle.

domenica 6 aprile 2014

Abisso di Trebiciano

parentesi speleologica: occasione passata sotto il naso e acciuffata al volo!
Tutto merito di Michela, ero titubante, ed invece ha meritato eccome... 
La grotta, che è stata considerata per più di 80 anni la più profonda al mondo,  è costituita da una lunga serie di pozzi di profondità variabile che si susseguono sino a sbucare su un enorme ammasso di sabbia, che si trova all'interno di una gigantesca caverna sul cui fondo scorre il Timavo, il fiume sotterraneo che si inabissa nelle Grotte di San Canziano per poi riaffiorare e sfociare nel golfo di Trieste a San Giovanni di Duino.
Inizamo la vestizione con l'imbragatura sotto un tiepido sole primaverile, alla fine della ciclabile. Clarissa, la nostra guida speleologica, ci intrattine raccontandoci prima un pò della soria relativa alla scoperta dell'abisso -si cercava un approvvigionamento idrico per Trieste-, quindi ci spiega i rudimenti della sicurezza per poterci muovere tra le scale che ci porteranno al letto del Timavo, più di 300 metri più sotto.
Ancora 5 minuti di passeggiata e arriviamo alla casetta che custodisce la botola di ingresso.
Subito giù, il percorso è davvero stretto in diversi punti, il piccolo zaino ingriga il passaggio e struscia contro le pareti. La prima sensazione è che sia troppo stretta, appena entriamo la parete davanti mi fa un pò effetto...
Ma le scalette sono verticali, scivolose e bisogna fare attenzione ai doppi passaggi con i moschettoni per restare in sicurezza.
Affascinante trovare qualche reperto in legno che gli espliratori dei primi del 900 avevano usato e ormai restano qui a segnare il passare del tempo.
Arriviamo in una sala un pò più ampia, passiamo quindi il "ponte del brivido" e ancora discesa verticale, la più lunga è di 70 metri filati; alla fine, l'ultima scaletta ci fa atterrare su una soffice sabbia. Si sente chiaramente il rumore del fiume, qui la cavità e enorme, e le nostre luci fontali a poco servono. Solo la torcia di Clarissa riesce a illuminare la volta della grotta, e l'eco ai nostri richiami fa capire quanto ampio sia lo spazio intorno a noi. Camminiamo tra le dune scure e umide, la sabbia è pesante e ci attende ancor una discesa per giungere al letto del fiume, poi finalemnte vediamo il Timavo che lento e indifferente scorre davanti a noi.
Piccola sosta per mangiar qualcosa e poi su, verso la luce. Risalita più veloce della discesa (solo 1 ora), a differenza di quanto si potrebbe pensare. L'appoggio è più sicuro e soprattutto si vede dove si va!! (a differenza della discesa nella quale abbiamo proceduto come gamberi!)
Mani e braccia provate, fango ovunque e la bellissima sensazione di rivedere la luce del sole!
 
Grazie Mic!


giovedì 23 gennaio 2014

Lanaro Granfondo

Per due anni l'ho solo guardata da lontano, leggendo poi i blog e sentendo i resoconti di chi l'aveva fatta, sperando prima o poi di correrla di nuovo... 
Il percorso attraversa una buona porzione del carso, con partenza dalla ciclabile TS-Erpelle, e passando per Pese, Basovizza, Gropada, Monrupino arriva fino in cima al monte Lanaro: 32km e 800m d+ in un paesaggio che fa innamorare.
La mattina presto, con Davide, recuperiamo Catena (ultratrailer davvero forte, terza sul podio) e Roberto che vengono da fuori regione per partecipare all'evento organizzato dal Gruppo Vulkan. La gara, nata per le MTB, apre anche ai podisti; quest'anno per fortuna, partono prima le 2 ruote! .. nel 2011 le partenze erano state invertite e poi lungo il percorso bisognava schivarsi dai ciclisti che, sparati, sorpassavano a tutta velocità!
La giornata è abbastanza calda e le previsioni di pioggia rimangono tali: corriamo tutto il percorso  con il fango delle piogge del giorno prima certo (w le scarpe in gore-tex!!) ma corriamo asciutti. Fa così caldo e mi stupisco di vedere le gemme sui rami degli alberi; sembra inizi la primavera, ma ci sono ancora tante foglie secche a terra e sui rami... Decisamente diverso il paesaggio dall'anno prima, tinto di bianco e con tanta pioggia e fango.
Il numero massimo di iscrizioni è stato raggiunto (170), 50 posti in più del 2011. Parto su quella ghiaia battuta tante volte, oggi non sono sola... chiacchiere, saluti, colori: una festa!
In ciclabile, dopo qualche chilomerto si assestano i ritmi: mi  corre vicino un ragazzo che al 7° km saprò essere Andrea. Corre per scommessa (ognuno ha le proprie motivazioni e questa di oggi è la sua seconda gara...). 5km di chiacchiere che volano via veloci, poi in salita se ne va... resto sola e mi concentro sul respiro, le gambe stanno bene, sono all'erta per i polpacci (beh, certo, il giovedì prima avevamo ripetute per cena, 3x4000) ma restano sotto controllo per tutta la gara.
A Gropada trovo con piacere Fù e Ale che mi offrono cioccolata e un gran incitamento: grazie!!! :D
Ormai il gruppo è così sgranato che mi par di correre sola, finchè non arrivo alle ultime salite dove si procede al passo, lungo le rampe finali e le distanze si riducono tra noi. Mani alle ginocchia per questo ultimo sforzo, cuore in gola e dobermann attaccati ai polpacci :S
Bella la vetta, grandissima soddisfazzione per averla fatta tutta!!!



classifica qui
un penseiro per chi non ha potuto correre oggi, ma si è prestato a fare il fotografo! Grazie Antonio, rimettiti presto ;)

mercoledì 1 gennaio 2014

buon 2014!

Buon inizio d'anno, con una corsa su per il Taiano; il cielo non è limpidissimo ma il paesaggio dovrebe esserci... altro che quella volta con Antonio e Agnese da Udine per la taianata! (brancolare x 24 km nella nebbia :S).
Neanche da dire, in cima c'è tanta gente e un allegro via vai di persone, bici, auto per tutta la strada: scelgo quella larga perchè più percorribile e panoramica.
Timbro in cima e incredibilemente noto l'assenza di vento; quindi torno sui miei passi, piccola deviazione sul Grmada (altro timbro) e giù, direzione Erpelle!







giovedì 26 dicembre 2013

raptor

corsa per smaltire il pranzo natalizio ma soprattutto per provare il regalo trovato sotto l'albero! :D


parto verso la strada imperiale dal confine, e dopo un po' svolto verso Lipica percorrendo un sentiero per me nuovo: arrivo al complesso del ristornate/piscina del maneggio e cerco di tornare in dietro formando un anello. Ma il sentiero non c'è, e dato che sono stretta coi tempi (tanto per cambiare) passo nei recinti dei cavalli... altro che fango! le ho proprio battezzate come si deve queste scarpine... :S
Quindi salita al Cocusso per saluti (+ timbro) con Nadia & c.
Prima scarpa trail in gore-tex: oggi non pioveva ma di fango ce n'era in abbonzanza; pochi chiometri per un giudizio, ma mi sono trovata bene in discesa giù dal Cocusso, un buon appoggio e non sentivo troppo sassi e sporgenze del sentiero.
 


sabato 21 dicembre 2013

buone sensazioni

Lo devo ammettere, e non può che essere così: i lavori specifici svolti col gruppo danno qualche frutto. e la cosa straordinariamente bella è che piramidi e ripetute che mai (ma proprio mai) mi metterei a fare da sola diventano un bel momento di aggregazione. Correre con gli altri spinge a impegnarsi e mettersi in gioco.
in questi ultimi 2 mesi i lavori settimanali (ed i miei ritmi) sono stati questi:
di certo non so misurarmi, mi pare che parto sempre piano e prudente per paura di scoppiare e/o di non finire.
L'altra settimana ho fatto un lungo di avvicinamento alla LanaroGranFondo: il mio senso dell'orientamento mi complica già avvicinarmi al punto di partenza, dato che voglio prendere la parte finale del percorso :D (meglio stendere un velo pietoso...) per poi non parlare dei cambi di direzione e dei giri a vuoto... tutto impietosamente registrato dal fido GPS!
Persa o non persa, intanto 24 km sono guadagnati e le rampette finali che portano in cima le avevo propro rimosse!!!
Oggi invece vado a Basovizza per una corsetta col pilota automatico, senza pensare o cercare segnali e sentieri, dato che  conosco ogni pietra, albero ecc... Pioviggina poco e non fa freddo, per cui la cosa non disturba affatto. Arrivata sulla strada imperale noto con sorpresa nuove tabelle che indicano le direzioni dei paesi che si trovano lungo la strada. Ma sì, inseriamo la variazione verso Gropada, che una salitella ci sta. Test del moribondo superato! tanti pensieri passati in rassegna e una buona sensazione addosso quando finisco :)

domenica 24 novembre 2013

cavalcata carsica

riporto la descrizione di  Enrico Pollini, recuperata dal forum di Spirito Trail:
Come da tradizione la prima domenica di dicembre, la conferma non la troverete da nessuna parte, semplicemente si "sa che c'è"...
forse una riga qualche giorno prima su http://www.marathontrieste.it/html/homepage_flash.html e, se si è riiscritto al forum, la conferma da oryx o chi per lui...
l'ideale è avere un assistente/autista che porta i rifornimenti ai vari passaggi sulle strade che portano ai valichi di confine, ma male che vada un passaggio da Jamiano per tornare alla partenza lo si trova...
giusto per capire di che cosa si tratta:

Già il nome è intrigante, non è Ultra Raid Trail Tour, ma un’inusuale “Cavalcata”, che dà tutto il senso di una corsa epica e definitiva, l’altopiano carsico tutto d’un fiato, da Pese, sopra Trieste, a Jamiano, sopra Monfalcone. Niente reclam, niente sponsor, niente organizzazione, niente pettorali, niente assistenza, solo un sentiero con i segnavia rossi e bianchi del CAI, con il numero tre qualche volta evidente e altre no, a dipanare un filo che scorre in un ginepraio di tracce, stradine, sentieri, doline, radure, boschi e roccette. Non cercatela su internet o nei calendari gare, non la troverete, presentatevi semplicemente alle sette del mattino al valico confinario di Pese e, come da ventidue anni a questa parte accade, non sarete i soli. Per le iscrizioni due maturi cronometristi, imbacuccati per il gelo mattutino, sul retro di un vecchio furgone volkswagen prendono nota di nome e cognome dei partecipanti. Briefing da un altoparlante fissato sul tetto del furgone, pochi minuti prima dello start alcune indicazioni sul percorso in triestino stretto: “muli, el sentiero xe segnado, ma atenti ai bivi, normalmente se va a sinistra, ma qualche volta anche a destra, oggi poi xe sol e xe facile, la corsa va verso ovest, quindi el sol lo gavé o in schiena o a sinistra, se ve lo trovè in fronte gavé sbagliado e dové tornar indrio”. Campagna io non getto i miei rifiuti: “muli, lassé el Carso come lo gavé trovado, quindi cartine e butiliete tegnile con voialtri, poi al massimo le lassé sull’asfalto dove se traversa, che noi ingrumemo le scovaze e le portemo via”. Alle sette e trenta lo start per i runners, quest’anno record con ottanta presenze, cui seguirà alle otto quello per una cinquantina di bikers.
La partecipazione è trasversale, escursionisti e alpinisti che chiudono la stagione assieme ad atleti da strada, anche forti, che provano l’emozione del trail sulla lunga distanza, sfida all’ultimo metro con se stessi o con gli avversari di club e scampagnata tra amici, gente che viene dalle ultra a godersi l’ultima passeggiata fuori porta e animali da mezza maratona che provano a superare i propri limiti. Lo spirito è quello giusto, amicizia e sana competizione, goliardia e amore per la natura. Per questa corsa potrebbe calzare a pennello l’acronimo TAA: trail autogestito agonistico.
Il tracciato percorre integralmente l’Alta Via del Carso Triestino, cinquantatre chilometri lungo il confine tra Italia e Slovenia, in un continuo saliscendi per un dislivello positivo totale di circa millecinquecento metri, senza salite importanti e raggiungendo si e no i settecento metri di quota. Pur essendo a pochi chilometri dalla civiltà, l’ambiente è selvaggio, a tratti anche aspro, e alterna boschi meditativi a squarci di grandi panorami verso il mare del golfo di Trieste e, sul lato opposto, verso le vallate e le alpi innevate della Slovenia. Per chilometri e chilometri non si incontra niente e nessuno, solo boschi di piccole querce e di pini marittimi, brevi tratti di prato con animali al pascolo, verdi e umide doline, pietraie riarse dalla bora, vecchi cartelli e cippi di confine, asfalto praticamente zero, come ha detto qualcuno “è un’indigestione di carso”. Pochi i passaggi per piccoli centri abitati, Grozzana, Monrupino, Medeazza, o in attraversamento alle strade asfaltate che portano ai valichi di Basovizza, Fernetti, san Pelagio, dove i locals ricevono assistenza da amici e parenti mentre chi corre in autonomia tira dritto con il camel sobbalzante sulle spalle. Punti cospicui sono il monte Concusso, il monte Orsario, il monte Lanaro, la sella del Mercoledì ed il monte Ermada. Il terreno è vario, tratti di carrareccia più o meno manutenuta si alternano a sentieri dal fondo molto tecnico, in cui la corsa diventa durissima perchè la facile pendenza invita ad allungare la falcata, ma ogni passo nasconde un’insidia. La segnatura è buona, anche se bisogna restare concentrati, soprattutto nei tratti scorrevoli, dove alla minima disattenzione si può perdere il bivio da cui si stacca il piccolo sentiero da seguire, e si finisce col tirare dritto. E’ proprio un bel correre, volendo in compagnia, ma anche in beata solitudine per chi preferisce così. Per molti tratti lo sguardo è a “fuoco corto”, ad osservare il sottobosco, i segni, le tracce o ad inseguire pensieri, poi inaspettatamente dietro un angolo il paesaggio si apre e la vista si allunga, ora a cercare punti riconoscibili del golfo, ora a capire le valli e le montagne dell’ignoto sloveno.
Verso la fine, con la stanchezza che oramai si fa ben sentire, si vede dall’alto il paese di Jamiano, una lunga discesa e poi poche centinaia di metri di risalita da un vallone, e dove la carrareccia muore sull’asfalto i due cronometristi fermano il tempo e annotano il nome. Niente striscioni, niente docce, niente premiazioni, niente mezzi per rientrare alla partenza, solo un pentolone di the cui provvede un generoso volontario, un paio di lattine di Lasko pivo ghiacciata lasciate da un benefattore su un muretto e grandi chiacchiere e commenti tra gente che si cambia all’aperto. Aria di festa da fine stagione, cordialità triestina, e alle quindici i cronometristi sbaraccano, chi non è riuscito ad arrivare in tempo si arrangerà, d’altronde “col sol in fronte” in qualche chilometro si è di nuovo nella civiltà. La Cavalcata Carsica si chiude così, senza clamori, in piacevole clima di amicizia e con dentro la sensazione di aver ancora una volta concluso un viaggio. Tra qualche giorno in un oscuro angolo del sito del Marathon Club Alabarda di Trieste ci saranno le classifiche e forse il Piccolo avrà pubblicato un trafiletto, niente di più. Semplicemente stupendo.

domenica 17 novembre 2013

... e cosa si vince?

L'altra sera ero a trovare un'amica; chiacchieravamo e ad un certo punto le dico che andavo  via presto perchè il giorno dopo, non avendo altri ritagli disponibili, avevo la sveglia alle 4:30 per fare una C.T. (corsa + timbro).
Così le ho raccontato della "sfida" di Le vie del Carso, dell'incentivo a non fossilizzarsi in quesi mesi lunghi e bui, e dello spirito di avventura/scoperta che caratterizza l'evento quest'anno.
Le ho  spiegato della credenziale, dei timbri "obbligati" e di quelli che invece bisogna raccogliere liberamente. Così alla fine le dico:
"tra tutte le persone che parteciperanno ci sarà la classifica e vincerà chi avrà raccolto il maggior numero di punti"
"e che cosa si vince?"
 ... ed io lo chiedo a voi.

la domanda mi risuona in mente sta mattina, quando alle 6 sto salendo: ho la valle del Vipacco alle spalle, il vento freddo che a raffiche mi sferza il viso, la salita al Sinji vrh è ripida e ho il fiatone. 
Il cielo sta schiarendo, ma quando sono uscita da casa lassù c'era a farmi compagnia una Luna enorme, praticamente piena e vicinissima e tanto bella da restarne incantata. Avrei voluto  fotografarla, ma sapendo che col cellulare mi sarebbe venuto in insignificante puntino in un informe cielo nero ho rinunciato. la foto l'ho salvata negli occhi.
... io questa mattina ho vinto un'alba...

giovedì 14 novembre 2013

la credenziale

Insolita sfida quella lanciata da Le vie del Carso quest'anno per trascorrere in movimento il periodo più freddo e buio dell'anno.
Le cose si complicano: non un solo monte da conquistare quest'anno, ma una vasta platea di luoghi, Stati e panorami. Per poter accedere alla classfica bisogna però timbrare interamente la credenziale consegnata al momento dell'iscrizione!
poi inizia il divertimento, l'esplorazione e la ricerca di posti già conosciuti o mai esplorati...
Per togliersi subito il "pensiero" di questi 7 timbri da recuperare (i primi due li avevamo guadagnati in Taverna la sera dell'iscrizione), Bobo pensa bene di proporre un percorso che tocchi in una sola giornata i monti: Nanos, Vermscica, Kokos, Slavnik, Carso, il paese di Beka e quello di  Botazzo! Tecnica mista per noi del NW: camminata con bastoncini in salita, corsa in piano e in discesa...
Accolgo con l'entusiasmo che mi contraddistingue di fronte queste "piccole follie" l'invito, e sono in ottima compagnia. Bobo ed io ci occupiamo dei rifornimenti, Paola e Stefano attrezzano la loro auto per la "gita", foderando tutto con nylon e giornali, dato che le previsioni erano pessime e tanta sarebbe potuti esser  l'acqua e il fango.
Ma partiamo con ordine: da Opicina a Razdrto siamo ai piedi del Nanos in meno di mezz'ora e alle 5:34 "si parte!"
Neanche la soddisfazione di essere i primi, ci sono già diverse macchine parcheggiate e persone che ci precedono sul sentiero. Salita ripida e diretta alla cima, due gocce a metà salita a bagnare l'inizio dell'impresa e poco prima di arrivare al rifugio spegnamo le frontali. Primo timbro della giornata, il cielo sembra schiarire e questo ci riempie di ottimismo: la giornata sarà lunga.
Scendiamo per la strada meno ripida e dopo 2 ore dallo start siamo di nuovo alla macchina: tè caldo e crostata per fare colazione e via in auto verso la seconda meta.
Il sottobosco che ci porta alla cima del Vermscica è da quadro: gli alberi scuri e spogli, a terra un tappeto fitto di foglie rosso intenso: uno spiraglio di luce tra le nuvole e una bellissima sensazione di pace.
Vorrei restare qua. timbriamo con il vento che gioca con le nostre credenziali svolazzanti, occhio a non perderle! timbrare con le mani infreddolite non è il massimo (scoprirò poi che c'è di peggio), l'inchiostro o è troppo ed esce una macchia, o è poco e non si vede il nome del timbro... insomma, ho testimoni, l'Auremiano l'ho fatto a piedi, per la prima volta!
E' quindi la volta del Kokos, durante lo spostamento in auto mi cambio e metto l'intimo leggero: i due rilievi più importanti sono passati e la giornata non è per nulla fredda.
Partiamo da Pesek e arriviamo un pò prima delle 11 in cima: conoscendo il programma di Bobo, più di qualche amico ha pensato bene di attenderci su per un saluto, e così ci fermiamo qualche minuto: di Istrialand siamo in tanti e cogliamo l'occasione per una foto di gruppo con il direttivo al completo :D
Siamo felici e sorridenti, il tempo ci ha regalato una mattina di cielo poco nuvoloso e un clima mite... 
E' quindi la volta dallo Slavnik, partenza da Podgorje e salita diretta: Paola non apprezza la scelta, le gambe iniziano ad essere stanche e probabilmente confidava in una ascesa più morbida. In effetti è lunga e non dà tregua.
Su, come sempre, fa freddissimo, la cima è spazzata da un vento forte: timbro in vetta, un minuto a prender caldo in rifugio e subito sui nostri passi. Questa volta un percorso più morbido ma in discesa sento una fitta al ginocchio sinistro.
Arriviamo alla macchina stanchi, abbiamo i visi tirati, mangiamo qualcosa e via in direzione Bagnoli: ci aspetta l'ultimo percorso con 3 timbri.
Arrivati a Bagnoli scendiamo e inizia a piovere. Prima solo qualche goccia, man mano che saliamo sul monte Carso l'acqua scende a secchi. Il percorso è l'inverso del tratto finale della JamaRun, pendenza costante e impegnativa. L'umore è fradicio, parliamo ormai pochissimo, anche perchè tra lo scroscio della pioggia e lo sfregare del cappuccio le parole si perdono.
In cima al monte Carso c'è la tettoia a riparare la postazione col timbro: per fortuna, perchè diluvia e avremmo annegato credenziale e timbri precedenti! ci fermiamo un paio di minuti per rifocillarci, ma l'acqua sui pantaloni e nelle scarpe ci raffredda subito e ripartiamo per scaldarci.
Sempre sul percorso della gara, -facendo solo una piccola deviazione prima di Beka-, arriviamo nel paesino e troviamo subito l'antro col timbro: le mani bagnare e il poco spazio asciutto non aiutano, ora viene davvero giù a secchiate e non so cosa darei per una stufa calda davanti a un divano...
Ultima tappa la taverna di Botazzo, bisogna scendere e qui mi accorgo che il ginocchio sinistro, che mi aveva avvisato sullo Slavnik, ha deciso che per lui basta così. In discesa fa male, una piccola stilettata ad ogni appoggio, mentre in piano o in salita tace.
Il pezzo che da Beka porta al Sentiero dell'Amicizia è sempre un pantano, anche d'estate, e non posso dire cos'era: fango e pozzanghere ovunque, ormai non ha senso provare a evitarle, solo fatica sprecata. Corriamo per finire, corriamo per arrivare e per indossare il cambio asciutto.
A Botazzo ci scaldiamo con un te; ci asciugniamo un pò per non bagnare la credenziale e gli otto timbri già conquistati e con tanta soddisfazione apponiamo l'ultimo!
Speriamo che smetta di piovere, ma diluvio avevano previsto ed il diluvio è arrivato. Non desiste e noi ci rituffiamo in quella continua cascata di gocce che ci accompagna fino alla macchina.
Dai piedi del Nanos a quelli del monte Carso sono passate poco più di undici ore: finisce la nostra avventura e siamo soddisfatti, emozionati e stanchi!
Concludiamo la meravigliosa giornata in una gostilna (piacevolissima scoperta per me!): birra di produzione propria e carne davvero buona :P
Sommando i singoli percorsi siamo a un totale di 40 km e +2300m
Nanos 8,4 km 666 mt
Auremiano 6,7 km  375 mt 
Cocusso 4,7 km 226 mt
Taiano 7,9 km 518 mt
Monte Carso - Beka - Botazzo. 12,3 km e 523 mt
Ringrazio Bobo, Paola e Stefano senza i quali non mi sarei mai azzardata a compiere una impresa simile: abbiamo passato una splendida giornata, con tante chiacchiere, racconti, scambi di esperienze.
Una soddisfazione che mi porterò dentro a lungo.