Piccola premessa: sabato sera prima di andare a dormire il mio pensiero è per chi è all'esordio in maratona, e per chi si cimenta nuovamente alla Bavisela sulla distanza della maratona o della mezza.
In questi giorni era impossibile non notare in città che tutto si stava operosamente preparando per l'Evento, la gara podistica più importante di Trieste. In questi ultimi anni è sempre stato un appuntamento da mettere in calendario, un appuntamento importante: nel 2009 la mia prima mezza maratona, nel 2010 l'esordio sui 42,195 km e nel 2011 il bis.
Quest'anno non ci sono le condizioni per correre, nemmeno la mezza è alla mia portata, quindi questa settimana ho evitato accuratamente di passeggiare per le rive e passare negli stands della manifestazione: che nostalgia.
Dato che questo periodo mi vede lontana dalle corse lunghe, la domenica libera l'ho messa a frutto piazzando un altro allenamento di camminata: questa volta lo sfondo è la Valle, palestra naturale di sport!
Il tempo meterologicamente incerto scoraggia ad avventurarsi tanto lontano dalla macchina, il cielo è carico e le previsioni prevedono rovesci. L'idea è quella di macinar chilometri e dislivello percorrendo ripetutamente diversi versanti del monte Carso e del Monte Stena. Non c'è pericolo di annoiarsi, si passa dal sottobosco con leggere pendenze a pendenze più ardite, per poi arrivare a tratti in cui è necessario progredire anche con l'aiuto delle mani per non perdere l'equilibrio ed infine non mancano i ghiaioni che attraversano il fianco spoglio del monte. Dove cresce, la natura è rigogliosa e contrasta gli spazi vuoti, grigi e taglienti delle rocce appuntite.
Le ore e i chilometri scorrono velocemente, ad ogni curva si vede una nuova prospettiva, uno scorcio diverso: salendo poi da un versante all'altro è buffo vedere dalla vetta del monte Stena quella del monte Carso e pensare che poco prima si era "dall'altra parte": e poco dopo rifare il contrario. Seguire con lo sguardo i sentieri tracciati, che da lontano fanno un'impressione completamente diversa che percorrendoli.
Da lontano mi colpisce l'inaccessibilità, si ha la sensazione che sia "impossibile" andar sù per di là... Quando poi ci sei, sali sù, sempre più su e tra il terreno, le pietre e gli alberi, e sali a fatica ma sali, allora non è più impossibile e anzi c'è gusto a fare un passo dopo l'altro per arrivare lì, in cima, quando sopra non ci sarà altro che lo spettacolo d'ammirare un paesaggio che riempie gli occhi e il cuore...
Che gran fortuna, solo qualche goccia di pioggia in tarda mattinata, a fine giornata il tempo è migliorato!
Rispetto il 1° maggio -circa stessi km, ma più saliscendi e pendenze più ripide- molto meglio le sensazioni il giorno dopo: gambe ok, e zona posteriore ginocchio sinistro non risente per nulla.
10 ore complessivamente a zonzo, un inreccio di sentieri, al quadrivio
sempre una direzione diversa: ho conosciuto di più la Valle oggi che in
tutta la mia vita!
unico neo: zecca in omaggio :-(