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lunedì 31 luglio 2017

Trail delle Orchidee


La descrizione dettagliata del percorso è compiutamente riportata nel sito, corredato da numerosissime splendide foto dei fiori e dei paesaggi che si possono ammirare lungo il percorso di questo trail che per me è un mix speciale:
forse perchè è stato il primo azzardo, quando nella primavera del 2015 chiesi all'A.I. Stefano se, secondo lui, ero in grado di farla...
forse perchè durante un esplorativo, per la prima volta, mi sono sentita piccolissima ai piedi di Clap Savon e sono rimasta interdetta dell'imponenza adella montagna che si stagliava davanti a me...
forse perchè alla prima edizione sono salita in premiazione e di cotanto premio il mio babbo ancora si ricorda, e non cessa, ad ogni gara,  di incitarmi a portare al casa altri premi così! (roba seria, sponsor wolf!!) ;)
forse perchè ho trascorso memorabili giornate di esplorativi con Paola e Stefano,  -più o meno riusciti o ripiegati in piani B prontamente ideati dall'A.I. - che ritualmente hanno a sempre accompagnato le settimane antecedenti la gara...
forse perchè al Rifugio Tita Piaz c'è un'accoglienza che ti fa davvero sentire a casa...
forse perchè la cura e la dedizione che Stefano metter per far in modo che il percorso sia ottimamente segnato, le cresta messe in sicurezza e l'erba dei sentieri tagliata come ti aspetteresti di vedere in un giardino, ti fa sentire protagonista importante di questa gara...

L'edizione 2017 ci ha visti impegnati in due esplorativi, uno per perlustrare il percorso dello Short Trail, sul quale si è cimentato Stefano in super ripresa dopo l'incidente dell'agosto scorso, ed uno che ci avrebbe dovuti portare e ripercorrere la salita più impegnativa, quella che da Casera Giaveada (1684) porta in vetta su Clap Savon (2462). Il percorso ad anello, da Sauris di sopra, era però impraticabile a causa di una frana che aveva interrotto un ponte in una zona impervia, e così avevamo ripiegato per altri sentieri.


Gli esplorativi sono stati anche l'occasione per riempirci gli occhi di verde e azzurro, di prati e dirupi, di lago e di vette: domenica in gara ha piovuto per tanti chilometri e ci siamo trovati in quota circodati da nuvole basse: ottimo in cresta, per non farsi sopraffare dalle vertigini!

Sabato nel primo pomeriggio siamo partiti alla volta di Ampezzo con Andrea (per la prima volta sul percorso e ormai ufficilemente dichiarato "atleta di punta di Evoluzione Nordic"!), Paola e Stefano.
Mezza Trieste podistica presente al ritiro pettorale, un sacco di chiacchiere e saluti, poi  l'immancabile briefing con il medico (non si sa mai che sentire la presentazione del dislivello possa farti venire un coccolone e chiederti che ci fai lì! :P) Licio per sentire ogni piccolo dettaglio/modifica/precisazione millimetrica del percorso.
Arrivati al rifugio ci sistemiamo, ceniamo e dopo i riti propiziatori e le prove tecnice di abbigliamento/zaino/pettorale ci diamo la buonanotte: anche quest'anno sento una strana tensione, emozioni pre-gara che sono uniche delle Orchidee, ma vince la stanchezza della settimana e mi abbandono presto a un sonno profondo.
tempo incerto al risveglio
Domenica 5:30 colazione con gruppo Evoluzione al completo, anche il Pres quest'anno pronto al via per la terza volta, quindi immancabile foto pre:
Alle 7 in punto si parte, fiume colorato che scorre veloce, anche grazie all'iniziale discesa, per rallentare sensibilmente poco dopo la deviazione nel sentiero: inizia il viaggio!
Grandi contrasti mi vengono in mente ripensando alle emozioni e immagini che ho catturato: tante chiacchiere di un ragazzo padovano che non stava in silenzio un secondo, il passo uniformato al lento incedere del single track in salita, il ristoro al 10° km che ho saltato per la troppa gente, i racconti delle ultime gare intorno. Assaggi tante vite, ne senti di tutti i colori, sorridi, ti infastidisci, prendi e lasci qualcosa di te. Ad esser sincera l'esplorativo sul tratto più duro mi è mancato, avevo rimosso quanto fosse lunga la salita e per fortuna stare in gruppo mi ha distratta!
Un secondo in vetta, e mi ritrovo sola; il panorama è una nuvola candida e mi tuffo verso la temuta discesa: prima parte ghiaione, seconda fango e erba a volontà: tutte le sfumature della scivolosità! :O
Felice di esser qui senza nessuno davanti, che la paura di finire addosso a qualcuno sarebbe una difficoltà in più, anche se d'ora in poi la mia gara sarà per lunghissimi tratti una corsa in solitudine.
La pioggia che ci accompagna per diversi chilometri sulla pelle non è fastidiosa, leggera e sottile rinfresca; peccato per il fondo che è scivoloso, tra fango,  sassi e radici c'è l'imbarazzo della scelta!
La salita al monte Pieltinis è lunga ma facile, sulla carrareccia posso rilassare un po' braccia e le spalle provate dai bastoncini, che ho usato sia per spingermi in salita, che per frenarmi in giù.
Per arrivare a Lateis c'è la penultima salita: una strada asfaltata nel bosco che ha una pendenza che mi lascia ogni anno esterrefatta; la discesa successiva le fa concorrenza, e quest'anno è stata asfaltata, e correrci su è un pò doloroso per la mia schiena.
Quando arrivo a Lateis mi rilassio e mi dico "non manca molto", ma mi rendo conto sto pagando il conto del poco tempo dedicato agli allenamenti lunghi: ne ho la certezza nel bosco Flobia, il facile sentiero didattico che in altre edizioni ho affrontato con più sprint: non ce la faccio proprio più: ultimi chilometri sofferti, ripagati dalla soddisfazione di aver concluso il viaggio, dalla medaglia e dalla stretta di mano di Stefano, che, come ogni anno, è lì a salutare e complimentarsi con i finisher!

mercoledì 17 agosto 2016

Trail delle Orchidee 31 luglio 2016

Tante volte mi è capitato di dire, subito dopo aver concluso una gara, che il percorso era stupendo e mi sarei iscritta l'anno successivo...
12 mesi sono tanti e, vuoi per impegni che si sormontano, vuoi per altre variabili (più o meno) impazzite, non sempre sono riuscita a onorare gli impegni.
Ci sono delle gare, e me ne vengono in mente giusto un paio, che sono diverse dalle altre, per un quid che le rende davvero speciali, almeno per me*!
Il Trail delle Orchidee, con i suoi 46 km e 3000 D+: sarà perchè è stata la mia prima ultra in montagna, sarà perchè il Clapsavon incute timore e arrivarci in cima è una soddisfazione impagabile, o per la compagnia degli amici di sempre con i quali già lo scorso anno avevamo esplorato il percorso e assaggiato le asperità, fatto sta che l'iscrizione era "scontata"! Poi il fisico è quello che è, infiammazioni, tendini, contratture fastidiose che non vogliono andarsene, così come il dubbio "ce la farò", è una costante fino alla partenza il giorno tanto atteso.
Rispetto al 2015, quest'anno solo un esplorativo a luglio per calpestare di nuovo i sassi ed i 1000 m D+ tra Casera Tintina e Clapsavon, durante un bell'esplorativo circolare ideato dall'Anziano Istruttore da Sauris di Sopra, intrecciando percorsi e azzeccando traiettorie...
Consapevole di un allenamento molto meno mirato e meticoloso rispetto lo scorso anno, ma con addosso una gran voglia di ritrovarmi su sentieri mozzafiato cavalcando la schiena dei monti che circondano il lago di Sauris, sabato partiamo alla volta di Ampezzo per ritirare i pettorali.
Poco dopo partecipiamo al briefing: fa freddo e le previsioni non sono buone: pioggia e schiarite a mezzogiorno, pioggia e temporali dalle 14! 
Per i più veloci nessuna preoccupazione, la pioggia delle 12 la prenderanno giusto in dirittura d'arrivo, ma nel mio caso, quei temporali non mi lasciano molto tranquilla; l'obiettivo è essere al ristoro del 17° km, passato Clap Savon e terminata la discesa nel ghiaione, prima che inizi a piovere!
Da Ampezzo ci spostiamo al Rifugio Tita Piaz, da dove inizierà la gara domenica mattina, prendiamo possesso della nostra stanza (una bella e comoda quadrupla per la delegazione quasi al completo di Evoluzione Nordic!) e ci fermiamo a chiacchierare con altri runners che, come noi, sono lì per partecipare al Trail, che quest'anno propone anche la versione short.
Ceniamo, ci diamo la buonanotte dopo aver accuratamente preparato lo zaino col materiale obbligatorio, gli indumenti da indossare la mattina dopo, le borracce e ogni cosa per rubare quanto più sonno possibile al risveglio.
Domenica alle 6, incontro in rifugio Enrico, in direttissima da Trieste (giusto per aggiungere un po' di fatica a questa gara troppo corta per i suoi standard!) per chiudere un conto in sospeso con il Trail - e chiuderà benissimo, piazzandosi 17°! Mi aggiorna sulla sua ultima fatica ad Andorra (Ronda dels cims - un altro pianeta! :O) e quindi non resta che andarmi a preparare...
Bellissimo e carico di emozione il clima pre start e finalmente si parte: pochi metri d'asfalto per poi tuffarsi nei sentieri, carrarecce, pietraie per chilometri di natura.
Il percorso inizialmente sinuoso nel bosco, si trasforma inerpicandosi su e giù lungo le dorsali dei monti che circondano il lago; dopo una prima parte di sottobosco, inizia il tratto esposto e panoramico: le foto sono dell'esplorativo di due settimane prima, appositamente mi sono dilungata a scattare in ogni direzione ben sapendo che il 31 luglio non avrei guardato molto oltre i miei piedi...



Il percorso è sempre ben segnato, nella cresta le corde e le sicurezze sono state implementate rispetto l'anno precedente ed i volontari sono gli angeli custodi che danno fiducia negli attraversamenti critici.
Salita e ghiaione passano all'asciutto, anche se il fango non mi risparmia una notevole caduta con annesso crampo su tutta la gamba sinistra (certo, mica potevo cadere e basta :S) ma come arrivo al ristoro a Casera Cjansaveit inizia a piovere; infilo il guscio e riparto, mi chiedo dove saranno Paola e Stefano, spero a buon punto!
Mentalmente penso che ora è "tutta discesa": non è certamente così, ma la parte più tosta è alle spalle, ora mi aspetta una lunga carrareccia, un po' d'asfalto per congiungere il percorso ad un bellissimo traverso che corre nel prato. Ancora una salita, una gran discesa, una salita nel bosco, asfalto-diga sul lago - ultimi 5 km di risalita per arrivare nuovamente al Rifugio che ci ha visti partire un bel po' di ore prima...
Detta così, sembra facile come bere un bicchiere d'acqua, ma le scarpe sono completamente inzuppate, le calze devono essere andate a spasso e sento una vescica sotto il piede che brucia a ogni appoggio... Non c'è molto da fare se non muovermi per togliere le scarpe prima possibile!
Bellissimo il viaggio sulle proprie gambe: intorno scorrono paesaggi, alberi come persone, pensieri e volti sconosciuti, ciascuno una storia, una vita ed il suo piccolo mondo...
Quando sto per arrivare al Rifugio, stanca e infreddolita, un po' indolenzita dai piedi fradici e dalle vesciche ma incredibilmente soddisfatta, torno qui con la netta sensazione di essere diversa da com'ero 9 ore prima...
Poi, arrivare e ricevere una medaglia così, è veramente una cosa unica:
*Legano inconsciamente a un evento anche l'indole degli organizzatori: che Stefano ci metta passione e cura in quello che fa è evidente, così come è bello sentirsi, come ogni singolo runner, importante e prezioso per la buona riuscita della manifestazione: Bravo Stefano e l'organizzazione tutta! 

venerdì 31 luglio 2015

Trail delle Orchidee

Trail delle Orchidee – 26 luglio 2015
Tanta emozione ed attesa per questa prima edizione del Trail delle Orchidee, una corsa in alta montagna, tra Carnia e Cadore in Alta Val Lumiei, un percorso ad anello (92% su sentieri e strade sterrate) sul bordo della splendida conca del Lago di Sauris, di Km 48,2 e D+3310, con partenza ed arrivo al Passo Pura.

Si tratta del mio primo ultra trail in montagna e mi porto dietro i timori di non aver affrontato una adeguata preparazione, che mi consenta di finire la gara senza soffrire troppo. Anche se di certo ci sono molte gare ben più lunghe ed impegnative, sono sicura che già questa distanza non si possa improvvisare e necessiti di essere affrontata con tutto il rispetto che il dislivello e la montagna richiedono.
Sabato pomeriggio ritiriamo il pettorale ed il pacco gara ad Ampezzo e ci intratteniamo al briefing presentato da Stefano e Lucio. Il primo,  gestore del rifugio Tita Piaz (punto di partenza e arrivo della gara), nonché organizzatore del Trail; il secondo che si è occupato nei minimi dettagli di tracciare il percorso. Si tratta di un magico itinerario negli spazi incontaminati delle Alpi Carniche su antichi sentieri tracciati dai valligiani per sostenere la povera e quasi del tutto abbandonata economia di montagna, per la fienagione, la silvicoltura e l'alpeggio, in un ambiente non ferito da tralicci e piloni per sciovie e assordato dall'escursionismo di massa, anzi il "regno del silenzio".
Le condizioni meteo, che fino a giovedì apparivano catastrofiche ed avevamo messo in allerta gli organizzatori, sembrano ormai un brutto presagio che, domenica mattina in partenza, si dissolve definitivamente al sorgere di uno splendido sole in un cielo azzurro e senza nuvole.
In partenza l'aria è frizzante per la temperatura ed elettrica per la tensione pre-gara; sono circondata da concorrenti che parlano delle gare appena svolte ben più lunghe e famose ed io sento il peso della mia inesperienza: l'unico pensiero è arrivare alla fine. Ci saranno Paola e Stefano lungo il percorso ad incitarmi e pronti per festeggiare l'arrivo mio e di Federico, quindi non posso deluderli!
Finalmente alle 7 la partenza  che libera ogni tensione; le gambe possono iniziare il viaggio! Mentalmente ho diviso la gara in due parti:  la prima, più impegnativa e tecnica fino al 22° chilometro, che ci porta in vetta al Clap Savon (2462 m), punto più elevato del percorso. Il secondo tratto, da Sella Rioda in poi, caratterizzata da terreno e dislivello più scorrevoli e simili a quelli ai quali sono abituata.
Nonostante la partenza sia su strada asfaltata per qualche centinaio di metri e su una larga strada forestale, nel primo tratto di gara siamo un gruppo abbastanza compatto tanto che all'imbocco del sentiero 215 formiamo un bel serpente colorato che sale fino alla Forca di Montôf (1822 m): siamo ancora freschi e allegri,  le voci si alzano in commenti e battute di spirito.
Dalla forca si lascia il sentiero 215 per il 214, sentiero in sella con una pendenza più dolce che consente, a tratti, di lasciar andar le gambe; dopo circa tre chilometri si prende il sentiero 234 che si percorre in discesa  attraversando una splendida brughiera alpina fino a raggiungere la Casera Giaveàda (1684 m), dove troviamo il primo ristoro.
Riempio al volo la borraccia di acqua e inizio a salire per il sentiero 234a dapprima in un bosco di larici e poi in una prateria fiorita: il nome del trail non è scelto a caso, lungo il percorso infatti ci sono numerosissime specie di orchidee selvatiche (più di una trentina) con colori vivaci e brillanti tra i quali dominano il viola ed il giallo.
La salita si fa più ripida, il fondo si trasforma e non c'è più erba, cespugli o alberi: si sale per un ghiaione ed il sentiero è un'idea.
Scolliniamo sul pian delle Streghe, altopiano morenico formatosi alle pendici del Monte Bìvera. Si seguono i segnavia che disegnano un percorso dapprima irregolarmente pianeggiante, quindi in discesa, successivamente in ripida salita su ghiaione fino a congiungersi con il sentiero 212.
Il fondo è pietroso, tagliente, sdrucciolevole, aspro e così chiaro da riflettere con forza la luce del sole: difficile non emozionarsi, siamo ancora abbastanza numerosi e ravvicinati e ammiro un paio di ragazze che mi passano: non usano i bastoncini e tengono le mani dietro la schiena. Non posso non pensare a quante salite quei piedi hanno scalato e a quanta esperienza mi manca. Dal canto mio non so come farei senza i bastoncini che, nei tratti più franosi, mi danno il sostegno per non ruzzolare giù.
Alla Forca del Bìvera (2330 m) si gira a sinistra e si percorre un'affilata cresta: rispetto l'esplorativo di qualche settimana prima, per l'occasione, il sentiero è stato attrezzato con funi e assistenza dei Volontari del Soccorso Alpino pronti a dare una mano o un consiglio! Si arriva quindi alla vetta del Clap Savòn, 2462 m, punto più elevato del Trail delle Orchidee. Qui un piccolo pubblico a fare il tifo e incoraggiare, mentre il vento in cima rinfresca e sferza il viso: giusto un secondo ad ammirare il panorama mozzafiato che lo sguardo  percorre in una rapida panoramica e giù, a capofitto verso il ghiaione che porta alla Casera Chiansavèit (quota 1702 m) dove trovo il secondo ristoro.
Immensa gioia vedere Paola e Stefano ad aspettarmi, hanno fatto una levataccia solo per essere qui e darmi il loro supporto, sono senza parole! Mentre bevo e mangio qualcosa, devo assolutamente fermarmi e togliere  gli innumerevoli sassi che i sono infilati scendendo il ghiaione, mentre Stefano mi comunica che Federico è transitato di là un quarto d'ora prima.
Sono stanca, la discesa mi ha lasciato le gambe un po' dolenti, ma inizia una strada bianca abbastanza corribile e con leggera pendenza, che dopo circa 3 Km, porta alla strada asfaltata. Solo un chilometro di asfalto (che sembra infinito!) e, arrivati alla Sella di Riòda (quota 1809), incomincia il sentiero 206 che aggira il Monte Palone: una prima salita non troppo impegnativa e poi finalmente un traverso dove le gambe girano facilmente e riesco a scioglierle un po'.
A Sella di Festòns (quota 1860) c'è il terzo ristoro poi si riprende sentiero 206 e si passa la Sella di Malìns (quota 1860) e, sfiorata la vetta del Monte Pièltinis, si scende alla Casera Pièltinis. Si imbocca quindi il sentiero 218 e a quota 1440 si raggiunge la strada comunale di collegamento tra Sauris di Sotto e Lateis. Ripida strada in salita alle spalle della frazione dei Lateis alla quale segue una meritata discesa con fondo sassoso: non credevo di averne ancora e invece sfrutto la forza di gravità e passo qualche concorrente lasciando andare le gambe. Sono trascorsi i chilometri e ormai siamo dispersi; corro sola per chilometri e pensieri.
Arrivata a Lateis dopo una discesa in un lungo prato e passate due curve sull'asfalto, rientro in un sottobosco caratterizzato da un single track con un continuo saliscendi con ripetuti cambi di direzione: bellissimo, magico e troppo breve, ci stavo prendendo gusto, ed invece sbuco in un prato. Mi aspetterei ora una corsa facile ma l'inclinazione della collina e l'erba scivolosa non mi permettono di avere un appoggio stabile e praticamente devo camminare. Sorpasso un ragazzo che si sta togliendo il pettorale, e proprio mentre sto mentalmente considerando che non manca molto (asfalto – galleria – ultima salita nel sottobosco) scivolo sulla paglia gialla. Sento in un istante un crampo che prende contemporaneamente il piede ed il polpaccio: NO, non può andare così! Stiro i muscoli, attendo un attimo e riparto cercando di rilassare il più possibile piede e gamba; confido che la strada asfaltata che mi aspetta, torni utile.
Arrivo subito al lago di Sauris (981 m), che è stato il fulcro di tutto il nostro percorso, il turchese brillante e intenso che lo caratterizza in questa giornata di sole lascia incantati. Però non c'è tempo per la contemplazione, quando arrivo in località La Maina, sull'asfalto, riesco a farmi un'idea abbastanza precisa di cosa mi spetta ancora: due chilometri lungo il lago fino ad arrivare alla diga, quindi la galleria con diverse suggestive feritoie sul lago e l'ultima salita di 5 chilometri nel bosco per ritornare al rifugio Tita Piaz.
Uscita dalla galleria percorro solo pochi metri, trovo l'ultimo ristoro e volti amici; quindi salgo  dei gradini che portano dalla strada al sentiero che circa per 1 Km si inerpica su per il Bosco Flòbia, fino ad incontrare una pista forestale. Il tracciato prosegue sul sentiero didattico, costellato da numerosi tabelloni informativi, che mi riprometto di leggere in un'altra occasione, magari portandoci i bimbi.
Il sottobosco ci ripara dal sole, mentre la stanchezza, in questo arrivo in salita, si presenta   prepotente: oramai ho solo voglia di finire, e sentire la voce  degli incitamenti per i concorrenti che tagliano il traguardo ha un effetto galvanizzane. Trovo energie che non credevo più di avere e ringrazio mentalmente tutte le persone che mi hanno dato fiducia e che mi hanno aiutata ad arrivare qui.
Taglio il traguardo con un gran sorriso, esplode in me la felicità di avercela fatta, che posso finalmente condividere abbracciando Federico, Paola e Stefano, compagni di questo, e di tanti altri viaggi!
Doccia, cambio e si resta nel bel rifugio a godere della festa e ad attendere altri amici ancora sul percorso, festeggiando l'arrivo con una bottiglia che ha viaggiato appositamente per l'occasione!
Il tempo è relativo, la felicità assoluta: sono stanca certo, ma la soddisfazione più grande è  stare bene e sentire di aver fatto gli allenamenti giusti che ci hanno permesso di portare a casa degnamente le gambe!
Salire sul podio per essere arrivata ottava donna poi, aggiunge emozione all'emozione! :D
E' nata così questa fortunata prima edizione del Trail delle Orchidee che, con quasi 300 iscritti, ha avuto ben 231 concorrenti che hanno portato a termine il percorso entro il tempo massimo di 12 ore.
Questa gara è stata caratterizzata dalla gran cura che gli organizzatori hanno messo nella sua gestazione, qualità che certamente noi partecipanti abbiamo fortemente apprezzato; ad iniziare dal sito internet, dettagliato e approfondito, pieno di informazioni, tracce, fotografie e video degli allenamenti sui sentieri, già perfettamente segnati da cartelli e paletti più di un mese prima della gara, al fine di consentire ai concorrenti di provare il tracciato di gara.
Un appuntamento da mettere certamente nel calendario del prossimo anno.