Pagine

domenica 27 novembre 2016

colpo di fulmine

Per una volta un'innamoramento che non perde smalto col trascorrere del tempo anzi, si rinforza col passare degli anni!
E sei anni fa è stato amore a prima vista... anzi, al primo passo!
Proprio oggi, tra le chiacchiere che hanno accompagnato lo scorrere dei nostri chilometri lungo il sentiero 3,  ho raccontato a  Paola di come, 6 anni fa, ho corso il mio primo Trail.
Trail Autogestito del Carso Isontino, organizzato da Caio, al quale han partecipato un gruppetto di blogger e appassionati di corsa che si sono incontrati per condividere chilometri, esperienze, corsa e natura.
Per me una bellissima "prima volta", che mi ha fatto sentire molto chiaramente quello che volevo, podisticamente parlando: basta asfalto e mezze maratone, con l'occhio sempre al garmin per vedere se il ritmo era "quello giusto".
La corsa per me è passione, piacere di muovermi, produrre endorfine e godere delle belle sensazioni che si spargono nel mio corpo... ma se a tutto ciò posso aggiungere i colori della natura, il profumo della terra e delle foglie, una salita e una piccola conquista: beh, è un privilegio al quale cerco di tendere ogni volta che ne ho la possibilità!

Certo che da quel 6 novembre di sentieri ne ho macinati un bel pò :)

giovedì 17 novembre 2016

Euromarathon 2016 ...troppo bella per essere vera :P

... un Sogno! davvero, non mi pare mi sia mai capitato, ma mi sono svegliata ed avevo sognato di avere già corso questa gara...
poi, dato che era presto, mi sono messa a riordinare casa, che pomeriggio c'erano gli amichetti di Anna e Paolo, e poi con calma verso le 7 mi sono preparata. :P
Gara che per me non ha bisogno di presentazioni, per i dettagli tecnici basta vedere uno dei post delle edizioni precedenti...
Passo a prendere Andrea come da tabella e alle 8:20 siamo a Montedoro con Paola, Stefano e Monica.
Durante il tragitto in auto inizia a piovere: il giorno prima ha diluviato e le mie speranze sono quelle che si sia sfogato completamente il mal tempo. Si alza un po' di vento, quello che serve per cancellare le nuvole.
Arriviamo ad Ancarano, ci rifugiamo prima in un bar, poi negli spazi messi a disposizione per il pre gara e non sono per nulla convinta di partire con l'antipioggia: significherebbe andare in ebollizione per il caldo e finire comunque inzuppata, da dentro e non da fuori :S
Scruto il cielo: queste goccioline fasidiose tra un po smettono di cadere! Lascio a Stefano il k-way pochi minuti prima dello start!
Subito salita in asfalto, non più di 500 metri per poi assaggiare lo sterrato che percorre i filari di ulivi tra prati e pastini.
Tanto fango che si appiccica sotto le vecchie ma ancora buone speed cross, tassellate apposta per lui!
In partenza chiacchiero un pò con Serena, che è da subito davanti a me e cerco di tenere nel mirino: si ripete il dejà vù dello scorso anno: la recupero in discesa e poi lei mi passa in salita. Scherzandoci su, ci salutiamo ogni volta e scappa una battuta :D
Il percorso è bellissimo, un continuo sali scendi fangoso, suggestivi passaggi nel bosco e vista sul golfo e montagne retrostanti.
Dopo il tratto di ciclabile un volontario mi dice che sono la 4° donna: mi fa stranissimo, ma che oggi non corre nesuna?! :O
Al sottopassaggio c'è un volontario d'eccezione: sentirsi dire "attenta vai piano!" da Francesco, beh: è davvero poco credibile!! :DDDD
Un pezzo pianeggiante, credo l'unico di tutta la gara che dura ben 1 km e all'imbocco dei laghetti delle Noghere trovo Stefano che mi incita: dice che la terza è poco più avanti e non è in ottima forma... Presto inizia la salita, la raggiungo e la passo, anche se poi in discesa la sento proprio col fiato sul collo. Passato l'abitato di Crociata, per non perdere l'abitudine, inizia un'altra salita, questa volta ci porterà a Prebenico: passato l'albero di cachi ed il ristoro, si scende di quota fino a Caresana. Ci attende ancora un'ultima salita per poi godersi la discesa finale che ci porterà fino il centro commerciale, l'arrivo più assurdo (e comodo) per un trail! :P
Al di là dell'arrivo, sono felice perchè ho sentito di essermi spinta oltre il solito, di aver gestito la fatica e di stare bene mentre corro: alla fine è questo che cerco, questo quello che voglio!
Incontro Stefano all'arrivo, chiacchiero con Maurizio che è in procinto di preparare l'Ipertrail, poi vedo il gruppo dei nordic walkers di Evoluzione Nordic che, accompagnati da Enrico, si sono cimentati nella non competitiva di 7 km: bravissime/i che nonostante le previsioni nefaste si sono presentate tutte questa mattina, pronte a camminare con qualsiasi tempo!
Approfitto del massaggio offerto dagli organizzatori (!), mi emozioni d'essere premiata a questa decima edizione della gara (emozioni che dilagano tra riconoscimenti e ringraziamenti, che toccano da vicino quelllo che più di un gruppo sportivo è un gruppo di amici...): l'Euromarathon l'ho corsa 6 volte (2009, 2010, 2013, 2014, 2015, 2016), prima nella versione di mezza maratona su asfalto, poi nel nervoso sentiero disegnato dalla mente di Luciano Comelli, conquistando interesse e partecipazione!
trail running tour

lunedì 24 ottobre 2016

aromatic forty... and more!

L'idea era di aumentare di 10 i km dell'ultimo lungo, per una progressione di ore sulle gambe e km in saccoccia...
La giornata da previsioni sembra quella giusta, soleggiata e senza vento, un "regalo" in una settimana non proprio meteorologicamente fortunata!
Partenza prima delle 8 da Bagnoli, direzione San Servolo: sono proprio curiosa, l'ultima volta che sono passata di qua era diversi mesi fa e avevo notato lungo il sentiero, prima si sbucare in Slovenia, dei cumuli di immondizie lasciate sparse lungo il percorso. immondizie non è forse il termine adatto: controllando meglio oggi abbiamo appurato che si tratta di cose vecchie, come se qualcuno avesse lasciato in bosco il contenuto di una soffitta o di un vecchio magazzino.


Ci sono vesiti, peluches uno skateboard, tant cataloghi di prodotti di impiantistica, libri d scuola, cartoline... una tristezza assoluta! Ci chiediamo chi possa lasciare quelle cose lì invece che portarle in discarica, la cosa sembra  non avere alcun senso, dato che il sentiero è nel cuore del bosco e tali cose ingombranti, portate in sporte, casse, sacchi neri, sono state portate a fatica e a braccia...
Ci ripromettiamo di fare presto qualcosa per restituire alla natura il suo spazio e togliere quello che l'uomo incurante dei danni, si è permesso di buttare!
Passato San Servolo e dopo qualche secondo di ammirazione verso il mare, la città e l'arco alpino che si staglia all'orizzonte, voltiamo le spalle e ci dirigiamo dritti verso il Kojnik... ehm, dritti sarebbe un eufemismo, diciamo che "navighiamo a vista" verso il monte sloveno, attraversando sentieri più o meno conosciuti...
Dopo aver passato l'abitato di Petrinje, Davide si ricorda (!) di essere passata "per di qua" in una gara e, dopo un'iniziale carareccia larga che scorre adiacente ad un prato, ci troviamo a camminare nell'erba altra tra alberi e rovi. Recinti di fil di ferro, ancora erba alta e ancora salita, fino a sbucare un una prateria di cespugli bassi, chiari e vellutati: magnifica sorpresa, c'è salvia selvatica ovunque, l'aria è intrisa di profumo, non resisto e ne prendo una fogliolina che sfrego tra le dita e tengo con me per tutto il resto del viaggio...
Amo la Slovenia: verde, così selvaggia e poco abitata, dove la natura è sempre protagonista!
Qualche istante per ammirare anche da qui il panorama insolito, scorcio inusuale del territorio sloveno prima, croato poi con profili di montagne che hanno un richiamo fortissimo e che voglio salutare con la promessa di andarci presto!
Da qui il Kojnik è davvero davanti ai nostri occhi, basta tirare dritto...  ferrovia permettendo!
Passata anche quella, corriamo un bel pezzo pianeggiante fino ad arrivare al campo sportivo di Podgorje, proprio al parcheggio dove di solito si lascia l'auto per iniziare l'ascesa al Taiano.
Siamo al 16° km e tutto va bene, il sentiero che porta in cima non me lo ricordavo così ripido, ma cosa non si fa per conquistare i suoi 802 metri e lasciare un segno sul libro di vetta?!

Cerchiamo un congiungimento per andare diretti sul Taiano senza fare di nuovo  lo stesso sentiero e, dopo una piccola deviazione infruttuosa, ci ricongiungiamo col percorso dell'andata.
La discesa cancella presto la fatica e, tornati a Podgorje siamo pronti per la diretta che questa volta ci porterà a quota 1028 metri, sulla cima accanto. Il sentiero si inerpica tra gli alberi, al riparo dal sole nel primo tratto e poi scoperto nel secondo: fa caldo e l'acqua scarseggia.

Arriviamo in cima e troviamo una comitiva (di triestini), tutti col giubbotto fucsia! :O
Il rifugio è chiuso, pausa giusto il tempo di uno scatto in vetta e poi giù: da qui è tutta discesa, fino alla macchina (più o meno...!)
La larga e comoda carrareccia scorre via veloce sotto i nostri piedi, ma in ogni tratto in cui il terreno torna pianeggiante e bisogna spingere un minimo, le gambe iniziano a lamentarsi... Quadricipite sinistro che brontola e in effetti mi sento un pò stanca...
Arrivati ad Erpelle decidiamo che è il momento di fare una sosta-caffè per sederci un attimo, scaldarsci e rifornirci d'acqua. Proseguiamo poi verso l'imbocco della ciclabile, proprio quella che porta in centro a Trieste; dopo diversi chilometri di "navigatore automatico", all'incrocio col sentiero 15, ci tuffiamo giù in Valle. Ultimo sforzo: non fermarsu al Rifugio Premuda per un gulash ma tirare dritto e arrivare al parcheggio del teatro! 
WOW che giro, assaporo incredula il "viaggio sulle gambe" che mi ha portato in posti già esplorati ma per vie sconosciute: ho scoperto un pezzo di terra profumato e selvaggio, propro vicino a casa! :)
... tirando le somme abbiamo chiuso un pò oltre "il quarantello", ma non si poteva fare a meno...

martedì 18 ottobre 2016

Il monte "Nebbioso"

Ops! non proprio così si chiama, questa è una mia libera interpretazione :P
Sneznik in sloveno, il monte Nevoso noto oltre che per essere innevato per buona parte dei 12 mesi dell'anno, offfre ai gitanti una splendida panormaica:
"Dalla sua cima si possono vedere facilmente, se la visibilità è buona, gran parte delle Alpi orientali (diverse cime delle Dolomiti comprese) le Carniche, le Giulie, le Caravanche e le Alpi di Kamnik oltre alle cime della dorsale istriana e le cime croate del Gorski Kotar fino alle lontane cime della lunga catena costiera del Velebit. Però quello che forse cattura di più lo sguardo è il mare. Dal Nevoso si possono ammirare due mari, il più vicino golfo del Quarnaro con le isole di Veglia (Krk) e Cherso (Cres) e il più lontano golfo di Trieste che spunta oltre i rilievi istriani."
come riportato dal sito SentieriNatura.
Un pò di tempo fa avevamo organizzato una camminata con amici per stare un pò assieme all'aria aperta, camminare in salita e goderci una superba vista sulla.... nebbia!
A distanza di anni ci volgio riprovare, quel panorama mancato mi rode prorpio e così, dopo una mattina impengata al corso base di nordic, scappiamo in Slovenia per sfruttare le ore di luce del primo pomeriggio che rimangono in questa prima giornata di ottobre, dato che il tempo di viaggio si dilata inspiegabilmente... :O
Dopo una lunghissima strada bianca e polverosa ci incamminiamo lungo il sentiero che dapprima sale abbastanza dolcemente; il cielo s'annuvola ma ogni tanto filtra qualche raggio di sole tra le fronde degli alberi.
Passato il punto in cui su raccolgono i ciocchi di legno che i baldi volenterosi portano di buon grado fino al rifugio, inizia il sentiero tra le rocce e distese sterminate di pini mughi.
Putroppo il cielo è sempre più denso e ci avvolge, soffia il vento forte e le nuvole basse ci corrono velocissimo attorno.
Ciak ha smesso di tirare, anche se proceede sempre di buon passo: noi bipedi stiamo dietro!
 
Arrivati in cima e sistemato Ciak un pò al riparo (ci sono 7° C!) ci infiliamo nel caldo ed accogliente rifugio per il tempo di un (rapido) te: non vogliamo raffreddarci troppo nè lasciare Ciak fuori da solo...
Anche questa volta niente panorama! .... mi sa che dovrò riprovarci, magari in un anno dispari!

Questa invece è la foto la settimana successiva alla ns. incursione: a momenti dovevo portarmi le ciaspe!!

lunedì 3 ottobre 2016

La 24 ore del Monte Carso per Ciacio

Riporto qui la manifestazione di beneficianza che inizierà domani:
La 24 ore del Monte Carso per Ciacio:
Dalle ore 12 del 4 ottobre alle ore12 del 5 ottobre, Stefano Lozza correrà per 24 ore salendo e scendendo dal Monte Carso (Trieste) , accompagnato da chi vorrà condividere con lui questa impresa benefica.
Ogni 1000 metri di dislivello positivo potrà essere donato 1 euro, devoluti interamente al Centro Clinico Nemo di Milano, centro impegnato nella cura e nell'assistenza di malati neuromuscolari. Per contatti per disponibilità in assistenza o per partecipare accompagnando Stefano, contattare la ASD Life in Sport al 3495151818
Ecco le coordinate bancarie e il numero del conto corrente postale dove chi vorrà potrà fare le donazioni per "la 24 ore del Monte Carso per Ciacio" . il conto è intestato alla ASD Life in Sport, la causale da indicare è il nome stesso dell'evento . Tutto il ricavato come pure tutte le donazioni saranno messe in chiaro su questa pagina
IBAN: IT21U0760112300001034455087
Conto corrente postale n. 1034455087
Il ricavato delle donazioni verrà consegnato alla FONDAZIONE SERENA - CENTRO CLINICO NEMO per la cura dei pazienti , in particolare per quanto concerne la SMA
Martedì 4 ottobre alle 18:00 Evoluzione Nordic sarà presente lungo il percorso che vedrà impegnato Stefano, facendo il tifo per lui affinchè accumuli il maggior disivello possibile!!!
http://www.evoluzionenordic.it/attivita/partecipazione-a-geventiare/la-24-ore-del-monte-carso-per-ciacio-4-ottobre-2016/

venerdì 30 settembre 2016

Cavalcata carsica: allenamenti sul sentiero 3

Dicembre non è più così lontano come sembrava a inizio settembre: ora l'estate volge al termine e si inizia a pensare ai prossimi appuntamenti da segnare in calendario.
Euromarathon, certo, ma poi vediamo di allungare le distanze che nel mirino, in lontanaza, c'è una gara che richiede un buon fondo!
La Cavalcata Carsica, l'Appuntamento della prima domenica di dicembre, quest'anno mi piacerebbe proprio non saltarlo! Si tratta della "non gara" che affascina e attrae un sacco di triestini da più di tre decadi, come il richiamo di una sirena... una sfida più che altro, e per me consiste nell'azzeccare il sentiero senza perdermi o dilungando inutilmente i chilometri che da Pese portano a Jamiano.

In una domenica speciale, con una persona speciale, si parte da Pese (dopo aver opportunamente parcheggiato una delle auto a Monrupino :P)
Abbiamo controllato le previsioni,  il cielo è nuvolo ma solo in tarda mattinata dovrebbe piovere: siamo state attente  ci siamo ritagliate la finestra giusta: quella con un raggio di sole!
Il percorso non è lungo ma comprende le due salite più insidiose: una subito quando si è ancora riposate, girando attorno al Kokos e una verso la fine, sul Monte Orsario.
Come da copione, inizia a piovere poco dopo che siamo arrivate in auto! ;)

Un paio di settimane dopo, in una giornata reglata, è la volta della seconda parte del percorso: da Monrupino a Jamiano. Percorso decisamente più veloce e scorrevole, anche se qui ad andar svelti si rischia davvero (noi per ben 3 volte!) di prendere la direzione sbagliata :S
Un bivio nascosto, un altro che devia quando meno te lo aspetti mentre sei "lanciato" su una comoda carrareccia, un altro dove per decine di metri non c'è il segnavia nè di qua nè di là...
Questo pezzo della Cavalata Carsica è quello che ti porta in un Carso selvaggio, in assenza della presenza umana per quasi 30 Km: una meraviglia assoluta!

"scivolo" Hermada!
Monte Hermada: discesa tecnica e ripida, non ci riesco proprio a passarla indenne! scivolo su ghiaia e batto il palmo della mano destra su in sasso appuntito... :S
Per essere a fine settembre fa ancora caldissimo e l'acqua presa in partenza non basta! per foruna a Medeazza c'è una fontana, meglio tardi che mai: come due scemi beviamo avidamente e senza misura: altro che mal di gambe,  dolore per i 2 km successivi :(

giovedì 18 agosto 2016

esplorativi Delicious Trail Dolomiti

Il 24 settembre ci sarà la prima edizione del Delicious Trail Dolomiti e colgo l'occasione al volo di raggiungere Stefano e Paola in montagna per una due giorni sul percorso di gara.
Sabato l'appuntamento è al passo Falzarego (2109 m slm): si sale sul Lagazuoi attraverso le gallerie scavate dai soldati durante la Grande Guerra.
La giornata è superlativa, il cielo è azzurro intenso e l'aria frizzante, il giorno prima in quota aveva nevicato!
Inizia l'ascesa

Si parte subito in salita e arriviamo presto all'imbocco degli scavi; il tempo di infilare la frontale, e inizia la salita su scalini scavati nel cuore della montagna. L'acqua e l'umidità rendono scivoloso e viscido il fondo e per salire mi tengo sul cavo d'acciaio.
Ogni tanto ci sono delle aperture sul fianco della montagna che regalano agli occhi una vista molto panoramica sui monti circostanti.
Quando sbuchiamo nuovamente all'aperto siamo praticamente arrivati in vetta, poche centinaia di metri per raggiungere il Rifugio Lagazuoi e fare una piccola sosta: in cima c'è tanta gente, chi è salito con la funivia, chi a piedi, platea variegata di escursionisti che approfittano della splendida giornata.
Panoramica dal rifugio Lagazuoi
Riprendiamo tuffandoci in insenature ghiaiose al cospetto di pareti rocciose imponenti e variegate di rosso, grigio e bianco nelle sfumature più fantasiose.
Dopo il primo tratto iniziale privo di vegetazione e completamente esposto alla canicola di mezzogiorno, compaiono prati e arbusti a dare un po' di riparo dal sole.

Si scende per poi risalire verso le Cinque Torri: sembrano un artefatto posizionato lì da un abile scultore; salire e avvicinarsi per poi camminarci in mezzo è emozionante! Il tratto e pieno di gente, tantissimi a piedi e ancor di più coloro che qui vengono per arrampicare.



Domenica ci dedichiamo alla prima parte del percorso: tralasciando Pocol, punto di partenza del trail, noi iniziamo a percorrere il tracciato di gara da quota 1500 m slm e dopo sentieri di sottobosco che portano inesorabilmente sù, ci troviamo al rifugio croda del Lago: tra asinelli, mucche penso quanto piacerebbe ad Anna e Paolo trovarsi qui, magari con una buona fetta di strudel!


Di sicuro non verrebbero spontaneamente con noi per i prossimi 10 km e 600 metri di quota in omaggio: tanti saliscendi per tornare di nuovo alle 5 Torri, Rifugio Scoiattoli e quindi il Rifugio Averau... 
In quest'ultimo ci arrivo davvero stanca, il troppo sole mi infastidisce, fa caldo e la pietraia ripida e completamente esposta non aiuta a stare meglio. Due cose non posso scordare, di quassù: il pensiero alla LUT affacciandomi vedo Passo Giau e la mammina isterica che voleva a tutti i costi partecipazione da marito e figlio per la compilazione del (benedetto) libro timbri... :O
Con questo mix poco riuscito di sensazioni ci allontaniamo dalla cima e iniziamo l'allegra discesa verso valle, obiettivo Col Gallina ;)
Forse preoccupati dal rumore di tre strani camminatori galoppanti in discesa (!), e certamente per evitare di essere travolti, tutti si spostano e ci fanno passare :D
"tornare sulla terra" è un attimo, e sei di nuovo tra automobili, persone e confusione: torno a casa con gli occhi pieni di paesaggi meravigliosi, salite ed emozioni che si fanno sentire dentro, tanto nelle gambe che nella mente: difficile, sempre più, pensare che questi momenti sono così rari da acchiappare! Grazie Paola e Stefano per la pazienza d'atterndermi!!

mercoledì 17 agosto 2016

Trail delle Orchidee 31 luglio 2016

Tante volte mi è capitato di dire, subito dopo aver concluso una gara, che il percorso era stupendo e mi sarei iscritta l'anno successivo...
12 mesi sono tanti e, vuoi per impegni che si sormontano, vuoi per altre variabili (più o meno) impazzite, non sempre sono riuscita a onorare gli impegni.
Ci sono delle gare, e me ne vengono in mente giusto un paio, che sono diverse dalle altre, per un quid che le rende davvero speciali, almeno per me*!
Il Trail delle Orchidee, con i suoi 46 km e 3000 D+: sarà perchè è stata la mia prima ultra in montagna, sarà perchè il Clapsavon incute timore e arrivarci in cima è una soddisfazione impagabile, o per la compagnia degli amici di sempre con i quali già lo scorso anno avevamo esplorato il percorso e assaggiato le asperità, fatto sta che l'iscrizione era "scontata"! Poi il fisico è quello che è, infiammazioni, tendini, contratture fastidiose che non vogliono andarsene, così come il dubbio "ce la farò", è una costante fino alla partenza il giorno tanto atteso.
Rispetto al 2015, quest'anno solo un esplorativo a luglio per calpestare di nuovo i sassi ed i 1000 m D+ tra Casera Tintina e Clapsavon, durante un bell'esplorativo circolare ideato dall'Anziano Istruttore da Sauris di Sopra, intrecciando percorsi e azzeccando traiettorie...
Consapevole di un allenamento molto meno mirato e meticoloso rispetto lo scorso anno, ma con addosso una gran voglia di ritrovarmi su sentieri mozzafiato cavalcando la schiena dei monti che circondano il lago di Sauris, sabato partiamo alla volta di Ampezzo per ritirare i pettorali.
Poco dopo partecipiamo al briefing: fa freddo e le previsioni non sono buone: pioggia e schiarite a mezzogiorno, pioggia e temporali dalle 14! 
Per i più veloci nessuna preoccupazione, la pioggia delle 12 la prenderanno giusto in dirittura d'arrivo, ma nel mio caso, quei temporali non mi lasciano molto tranquilla; l'obiettivo è essere al ristoro del 17° km, passato Clap Savon e terminata la discesa nel ghiaione, prima che inizi a piovere!
Da Ampezzo ci spostiamo al Rifugio Tita Piaz, da dove inizierà la gara domenica mattina, prendiamo possesso della nostra stanza (una bella e comoda quadrupla per la delegazione quasi al completo di Evoluzione Nordic!) e ci fermiamo a chiacchierare con altri runners che, come noi, sono lì per partecipare al Trail, che quest'anno propone anche la versione short.
Ceniamo, ci diamo la buonanotte dopo aver accuratamente preparato lo zaino col materiale obbligatorio, gli indumenti da indossare la mattina dopo, le borracce e ogni cosa per rubare quanto più sonno possibile al risveglio.
Domenica alle 6, incontro in rifugio Enrico, in direttissima da Trieste (giusto per aggiungere un po' di fatica a questa gara troppo corta per i suoi standard!) per chiudere un conto in sospeso con il Trail - e chiuderà benissimo, piazzandosi 17°! Mi aggiorna sulla sua ultima fatica ad Andorra (Ronda dels cims - un altro pianeta! :O) e quindi non resta che andarmi a preparare...
Bellissimo e carico di emozione il clima pre start e finalmente si parte: pochi metri d'asfalto per poi tuffarsi nei sentieri, carrarecce, pietraie per chilometri di natura.
Il percorso inizialmente sinuoso nel bosco, si trasforma inerpicandosi su e giù lungo le dorsali dei monti che circondano il lago; dopo una prima parte di sottobosco, inizia il tratto esposto e panoramico: le foto sono dell'esplorativo di due settimane prima, appositamente mi sono dilungata a scattare in ogni direzione ben sapendo che il 31 luglio non avrei guardato molto oltre i miei piedi...



Il percorso è sempre ben segnato, nella cresta le corde e le sicurezze sono state implementate rispetto l'anno precedente ed i volontari sono gli angeli custodi che danno fiducia negli attraversamenti critici.
Salita e ghiaione passano all'asciutto, anche se il fango non mi risparmia una notevole caduta con annesso crampo su tutta la gamba sinistra (certo, mica potevo cadere e basta :S) ma come arrivo al ristoro a Casera Cjansaveit inizia a piovere; infilo il guscio e riparto, mi chiedo dove saranno Paola e Stefano, spero a buon punto!
Mentalmente penso che ora è "tutta discesa": non è certamente così, ma la parte più tosta è alle spalle, ora mi aspetta una lunga carrareccia, un po' d'asfalto per congiungere il percorso ad un bellissimo traverso che corre nel prato. Ancora una salita, una gran discesa, una salita nel bosco, asfalto-diga sul lago - ultimi 5 km di risalita per arrivare nuovamente al Rifugio che ci ha visti partire un bel po' di ore prima...
Detta così, sembra facile come bere un bicchiere d'acqua, ma le scarpe sono completamente inzuppate, le calze devono essere andate a spasso e sento una vescica sotto il piede che brucia a ogni appoggio... Non c'è molto da fare se non muovermi per togliere le scarpe prima possibile!
Bellissimo il viaggio sulle proprie gambe: intorno scorrono paesaggi, alberi come persone, pensieri e volti sconosciuti, ciascuno una storia, una vita ed il suo piccolo mondo...
Quando sto per arrivare al Rifugio, stanca e infreddolita, un po' indolenzita dai piedi fradici e dalle vesciche ma incredibilmente soddisfatta, torno qui con la netta sensazione di essere diversa da com'ero 9 ore prima...
Poi, arrivare e ricevere una medaglia così, è veramente una cosa unica:
*Legano inconsciamente a un evento anche l'indole degli organizzatori: che Stefano ci metta passione e cura in quello che fa è evidente, così come è bello sentirsi, come ogni singolo runner, importante e prezioso per la buona riuscita della manifestazione: Bravo Stefano e l'organizzazione tutta!