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domenica 1 gennaio 2017

Buon 2017! :)

Corsetta di buon auspicio per questo anno nuovo che porta dentro a sé le speranze ed i propositi che sono le cose nuove sanno donare...
Un giro che mi frullava in testa da un po', che mi prometto di rifare come versione da casa per una delle prossime gare lunghe, ma che oggi, a meno di una settimana dall'S1, va bene così!
Zero gradi in partenza e mani che faticano a scaldarsi anche con i guanti, la salita del  sentiero 15 ed i primi raggi di sole che penetrano in Valle aiutano  a migliorare la situazione.
Dopo l'incrocio con la ciclabile si prosegue dritti verso San Lorenzo, quindi percorso corribile, jazere, Pese. Si sale ancora verso il Kokos, inizialmente per la carrareccia, poi lungo i tagli del sentiero 28: si conquista la cima italiana, tumulo pietroso e foto di rito vista mare. :P
Arrivati al rifugio scendiamo per la via alpina fino all'incrocio con Veliko Gradisce: il cartelli sloveno promette che in 15 minuti si è in cima al Vroce (monte Castellaro) e quindi mettiamo in saccoccia un po' di dislivello in più...
Scendiamo per una larga carrareccia e imbocchiamo il primo tratto del sentiero 3 al contrario, fino alla partenza. ci rituffiamo giù verso la ciclabile passando per il sentiero della Salamandra, quindi comoda ciclabile fino all'incrocio col sentiero 15 e ultimo km di asfalto per tornare alla macchina, lasciata là del teatro!
La giornata soleggiata, frizzante e panoramica porta dentro sè il seme di quello che sperò sarà il mio 2017 di corsa, con un pensiero a chi correre non può, per un motivo o per l'altro...
A tutti, buona vita e buone corse!

domenica 24 novembre 2013

cavalcata carsica

riporto la descrizione di  Enrico Pollini, recuperata dal forum di Spirito Trail:
Come da tradizione la prima domenica di dicembre, la conferma non la troverete da nessuna parte, semplicemente si "sa che c'è"...
forse una riga qualche giorno prima su http://www.marathontrieste.it/html/homepage_flash.html e, se si è riiscritto al forum, la conferma da oryx o chi per lui...
l'ideale è avere un assistente/autista che porta i rifornimenti ai vari passaggi sulle strade che portano ai valichi di confine, ma male che vada un passaggio da Jamiano per tornare alla partenza lo si trova...
giusto per capire di che cosa si tratta:

Già il nome è intrigante, non è Ultra Raid Trail Tour, ma un’inusuale “Cavalcata”, che dà tutto il senso di una corsa epica e definitiva, l’altopiano carsico tutto d’un fiato, da Pese, sopra Trieste, a Jamiano, sopra Monfalcone. Niente reclam, niente sponsor, niente organizzazione, niente pettorali, niente assistenza, solo un sentiero con i segnavia rossi e bianchi del CAI, con il numero tre qualche volta evidente e altre no, a dipanare un filo che scorre in un ginepraio di tracce, stradine, sentieri, doline, radure, boschi e roccette. Non cercatela su internet o nei calendari gare, non la troverete, presentatevi semplicemente alle sette del mattino al valico confinario di Pese e, come da ventidue anni a questa parte accade, non sarete i soli. Per le iscrizioni due maturi cronometristi, imbacuccati per il gelo mattutino, sul retro di un vecchio furgone volkswagen prendono nota di nome e cognome dei partecipanti. Briefing da un altoparlante fissato sul tetto del furgone, pochi minuti prima dello start alcune indicazioni sul percorso in triestino stretto: “muli, el sentiero xe segnado, ma atenti ai bivi, normalmente se va a sinistra, ma qualche volta anche a destra, oggi poi xe sol e xe facile, la corsa va verso ovest, quindi el sol lo gavé o in schiena o a sinistra, se ve lo trovè in fronte gavé sbagliado e dové tornar indrio”. Campagna io non getto i miei rifiuti: “muli, lassé el Carso come lo gavé trovado, quindi cartine e butiliete tegnile con voialtri, poi al massimo le lassé sull’asfalto dove se traversa, che noi ingrumemo le scovaze e le portemo via”. Alle sette e trenta lo start per i runners, quest’anno record con ottanta presenze, cui seguirà alle otto quello per una cinquantina di bikers.
La partecipazione è trasversale, escursionisti e alpinisti che chiudono la stagione assieme ad atleti da strada, anche forti, che provano l’emozione del trail sulla lunga distanza, sfida all’ultimo metro con se stessi o con gli avversari di club e scampagnata tra amici, gente che viene dalle ultra a godersi l’ultima passeggiata fuori porta e animali da mezza maratona che provano a superare i propri limiti. Lo spirito è quello giusto, amicizia e sana competizione, goliardia e amore per la natura. Per questa corsa potrebbe calzare a pennello l’acronimo TAA: trail autogestito agonistico.
Il tracciato percorre integralmente l’Alta Via del Carso Triestino, cinquantatre chilometri lungo il confine tra Italia e Slovenia, in un continuo saliscendi per un dislivello positivo totale di circa millecinquecento metri, senza salite importanti e raggiungendo si e no i settecento metri di quota. Pur essendo a pochi chilometri dalla civiltà, l’ambiente è selvaggio, a tratti anche aspro, e alterna boschi meditativi a squarci di grandi panorami verso il mare del golfo di Trieste e, sul lato opposto, verso le vallate e le alpi innevate della Slovenia. Per chilometri e chilometri non si incontra niente e nessuno, solo boschi di piccole querce e di pini marittimi, brevi tratti di prato con animali al pascolo, verdi e umide doline, pietraie riarse dalla bora, vecchi cartelli e cippi di confine, asfalto praticamente zero, come ha detto qualcuno “è un’indigestione di carso”. Pochi i passaggi per piccoli centri abitati, Grozzana, Monrupino, Medeazza, o in attraversamento alle strade asfaltate che portano ai valichi di Basovizza, Fernetti, san Pelagio, dove i locals ricevono assistenza da amici e parenti mentre chi corre in autonomia tira dritto con il camel sobbalzante sulle spalle. Punti cospicui sono il monte Concusso, il monte Orsario, il monte Lanaro, la sella del Mercoledì ed il monte Ermada. Il terreno è vario, tratti di carrareccia più o meno manutenuta si alternano a sentieri dal fondo molto tecnico, in cui la corsa diventa durissima perchè la facile pendenza invita ad allungare la falcata, ma ogni passo nasconde un’insidia. La segnatura è buona, anche se bisogna restare concentrati, soprattutto nei tratti scorrevoli, dove alla minima disattenzione si può perdere il bivio da cui si stacca il piccolo sentiero da seguire, e si finisce col tirare dritto. E’ proprio un bel correre, volendo in compagnia, ma anche in beata solitudine per chi preferisce così. Per molti tratti lo sguardo è a “fuoco corto”, ad osservare il sottobosco, i segni, le tracce o ad inseguire pensieri, poi inaspettatamente dietro un angolo il paesaggio si apre e la vista si allunga, ora a cercare punti riconoscibili del golfo, ora a capire le valli e le montagne dell’ignoto sloveno.
Verso la fine, con la stanchezza che oramai si fa ben sentire, si vede dall’alto il paese di Jamiano, una lunga discesa e poi poche centinaia di metri di risalita da un vallone, e dove la carrareccia muore sull’asfalto i due cronometristi fermano il tempo e annotano il nome. Niente striscioni, niente docce, niente premiazioni, niente mezzi per rientrare alla partenza, solo un pentolone di the cui provvede un generoso volontario, un paio di lattine di Lasko pivo ghiacciata lasciate da un benefattore su un muretto e grandi chiacchiere e commenti tra gente che si cambia all’aperto. Aria di festa da fine stagione, cordialità triestina, e alle quindici i cronometristi sbaraccano, chi non è riuscito ad arrivare in tempo si arrangerà, d’altronde “col sol in fronte” in qualche chilometro si è di nuovo nella civiltà. La Cavalcata Carsica si chiude così, senza clamori, in piacevole clima di amicizia e con dentro la sensazione di aver ancora una volta concluso un viaggio. Tra qualche giorno in un oscuro angolo del sito del Marathon Club Alabarda di Trieste ci saranno le classifiche e forse il Piccolo avrà pubblicato un trafiletto, niente di più. Semplicemente stupendo.

martedì 23 aprile 2013

settimana perfetta!

Settimana appena trascorsa da incorniciare, magari riuscissero tutte così :)
Non chiedo molto: due corsette, una nuotata, una pedalata (sui rulli, ahimè) e un trekking possono essere tutto quello di cui -sportivamente- ho bisogno.

Martedì in ciclabile da Altura, alle 18:30 faceva ancora caldo: variante con salita a Hervati e poi ritorno sempre sulla ciclabile.
Giovedì in piscina 70 vasche non troppo affollate e in relax!
Sabato una corsa al tramonto sulla Napoleonica: i primi chilometri nel bosco con ancora la flebile luce che filtra tra le chiome degli alberi. Finisco il giro con la frontale, lo spettacolo su Trieste è d'incanto, sul ciglione provo quasi vertigini a vedere le navi galleggiare nell'oscurità, nella quale il cielo si confonde col mare. Nel sentiero in bosco si sente l'odore della terra fresca e umida dopo una gionara di sole, al ritorno sul sentiero panoramico il profumo dei pini e degli alberi fioriti regala una sensazione di benessere immensa.
A fine corsa un paio di minuti per ammirare giù, le macchine che sfrecciano veloci sulla riviera di Barcola, i lampioni illuminati che segnano a destra la via al Castello di Miramare e a sinistra le luci, tantissime luci che si sovrappongono e si confondono, che stanno a indicare una vita movimentata e frenetica, mentre in quel piccolo angolo di mondo il silenzio e la quiete regnano sovrani.
Domenica mattina camminata da Pesek alla ricerca della jazera (Vicino al monte Cocusso, tra l'abitato di Pesek e quello di Draga, si trovano i ruderi di un'antica jazera, o ghiacciaia (414 m s.l.m., 45°37′46″N 13°53′11″E), un tempo utilizzata per la produzione e la conservazione del ghiaccio) per poi proseguire fino la sommità del Cocusso. Il pretesto è provare le nuove arrivate (meindle), le pedule che dovrebbero portarmi in luoghi ben più impegnativi, ma che intanto vanno testate...
 Abituata alla comodità delle scarpe da corsa stento a "digerire" la rigidità alla caviglia, il passo è poco agevole e il piede si sente imprigionato. Toglierle dopo 10 km è un sollievo :D
La giornata è calda e ventosa, in barba alle previsioni che davano pioggia tutto il week-end ;)
Stagno a Pesek accanto alla jazera

resti di una jazera - Pesek



Velika Groblja - monte Cocusso

da quassù c'è vista mare!

rifugio sulla sommità del Cocusso