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giovedì 30 giugno 2016

Un sogno lungo una settimana...

Lunedì dopo 8 ore in auto, con addosso un po' di stanchezza per il viaggio e la tensione lasciata dalla tangenziale di Milano (sembrava di essere in un videogioco!  :O ) prendiamo possesso dell'appartamento: bellissima sorpresa ci offrono un upper level - data la scarsità di presenze, capiremo poi-. Posiamo le valigie, assaggiamo l'aria frizzante e, dopo tante ore in macchina, abbiamo voglia di respirare tra gli alberi, camminando nell'ambiante valdostano.
Troviamo una bella passeggiata a un paio di chilometri dal residence, alle pendici del monte Rutor; partiamo dal piccolissimo abitato di La Joux e, risalendo il torrente che nasce e scivola a valle dall'omonimo ghiacciaio, si incontrano 3 cascate suggestive: la terza, quella più in altro con tanto di ponte sospeso e arcobaleno!
prima cascata
Sentiero di gnomi e folletti!
terza cascata
Per il momento si tratta di un trekking panoramico al cospetto del Monte Bianco percorrendo il sentiero che parte da La Joux (1600 m), frazione di La Thuile. Proseguendo oltre, dopo l'ultima cascata, si arriva ai laghi alpini di Bellacomba (2392 m) e, ancora oltre, si può raggiungere il Rifugio Deffeyes (2494 m); per questo primo assaggio basta così, abbiamo fatto conoscenza coi dintorni, ed il rifugio sarà meta di un'altra escursione!
Calta palustre
Lago glaciale



Martedì mattina il buongiorno si vede dalla... corsa! C'è voglia di sgranchirsi le gambe e proprio davanti al residence ci sono gli impianti di risalita; sul fianco del monte si snodano diversi sentieri e carrarecce, alcuni riservati alle MTB.
Quest'anno si svolge la prima edizione del La Thuile Trail e, per un pelo, non riusciamo a parteciparvi; ci consoliamo assaggiandone in più occasioni alcuni tratti dato che cartelli del percorso sono già ben posizionati...
Il sentiero n° 9 sale costante ma deciso sinuosamente tra i tornanti fino ad arrivare in cima; qui c'è un gran trambusto per sistemare locali e impianti abbandonati dopo la fine della stagione invernale. In questi giorni tutto si rimette in moto per inaugurare la ricettività estiva che, qui deve ancora cominciare: siamo al limite del "fuori stagione".
Per rientrare in paese scendendiamo seguendo una pista, a tratti ancora ben innevata :O ... momenti di panico!!!

 
In tarda mattinata lasciamo la macchina sul confine francese del Colle del Piccolo San Bernardo e ci avventuriamo alla ricerca del lago di Verney - facilissimo da trovare ;)  - e di quello di Tormotta... percorso consigliato e sicuramente che meritava, se solo avessimo trovato il secondo lago! :(
chiacchiere da marmotte...
Causa meteo sfavorevole, numerosi tratti coperti da ampi nevai, pioggia e nebbia fitta abbiamo dovuto desistere e, dopo qualche chilometro, tornare sui nostri passi. *



Bagnati e infreddoliti ci scaldiamo in un bar: niente da fare, in ogni posto dove  ci fermiamo resto incantata davanti alle mappe che rappresentano del territorio montuoso della zona: come il viso di un'anziana signora, i rilievi sono segni profondi, a tratti aspri e aggrottati, che hanno visto tanto e che hanno tanto da raccontare...

Mercoledì tocca a LUI! ebbene sì, ci sono tantissimi motivi per cui siamo finiti in Valle d'Aosta, ma per me uno, sebbene infantile e banale, uno particolare di sicuro: il mito del Monte Bianco non manca certamente... Ammaliata e affascinata fin da piccola, finalmente si va sul tetto dell'Europa! Largo a  prospettive e paesaggi davvero unici e spettacolari :D
La mattina inizia un po' in ritardo rispetto la tabella di marcia dato che "chi non ha testa...." trova sicuro un'anima comprensiva che lo riporta a casa a prendere la macchina fotografica...!
Lasciando alle spalle Courmayeur e procedendo verso la Francia, si arriva a Pontal (1300 m): qui si sale sulla nuovissima skyway, dritti verso il cielo!
Pontal: partenza funivia
Dopo una soste intermedia di una ventina di minuti a Pavillon du Mont Fréty, durante la quale si può visitare il giardino botanico Saussurea, si arriva fino a punta Helbronner (3466 m).
Arrivati in cima, non appena fuori dal nuovo rifugio Torino rimango abbagliata dalla luce accecante del sole (la giornata è limpida, brilla superbo nel cielo) e soprattutto dal riverbero della luce sulla neve. Guai se non avessi gli occhiali e la crema solare, sarei arrostita in 5 minuti!
 
Il dente del gigante
Escursionisti su un mare di neve


Funivia che porta sulla cima francese
Monte Bianco 4807 m
vecchio rifugio Torino visto da punta Helbronner



Punta Helbronner
Non posso non essere sorpresa dalla moltitudine e varietà di persone incontrate sulla terrazza panoramica, le mise sono le più disparate: chi in pantaloncini corti e sandali, chi in pedule e giubbotto, famiglie con figli, comitive di pensionati, tantissimi giapponesi e francesi...

In cima inizio a sentirmi strana e spossata, il mal di montagna mi lascia abbastanza scassata: dopo aver camminato un po' all'aperto ed aver assaggiato la neve candida, ci fermiamo a visitare la mostra dei cristalli e la sala del monte Bianco, che regala una vista con inquadratura ad hoc!
 

Con un ascensore ed un tunnel arriviamo al vecchio Rifugio Torino, ampio e ben attrezzato per ospitare scalatori ed escursionisti esperti e avventurosi ... o chi come noi fa solo il turista!
Tunnel che collega il nuovo e il vecchio rifugio Torino
Vecchio rifugio Torino



Una volta tornati "sulla Terra" ci spostiamo in Val Ferret per raggiungere, con una breve camminata, il rifugio Bertone. Lasciando l'auto parcheggiata in zona Plampincieux percorriamo una larga carrareccia fra pascoli e prati, che solo nell'ultimo tratto diventerà uno stretto sentiero.
Le camminate sono affrontate con passo rilassato e con le pedule ai piedi, difficile correrci dentro, anche se a volte, la tentazione di farlo, è stata decisamente troppo forte!
Tutta la passeggiata si trova di fronte al massiccio del monte Bianco -per chi avesse voglia (e gambe) di gustarselo tutto, ecco il Tour del Monte Bianco-, e possiamo ammirarlo in tutto il suo splendore (per la neve in cima) e la sua asprezza (fianchi appuntiti, ripidi e scoscesi); il contrasto tra il marrone scuro della terra, il grigio delle rocce fa brillare ancora di più la sommità dolcemente ricoperta di neve.
nemmeno una nuvola!
Il rifugio Bertoni

Le orchidee selvatiche: uno dei tanti motivi per i quali sono qui!


Giovedì scopriamo un'altra bella escursione dietro l'angolo: partendo dal colle San Carlo, (10 minuti in auto da La Thuile) inizia una facile passeggiata verso il lago d'Arpy immersi in un bosco di alberi altissimi!
Lago d'Arpy
Lago d'Arpy
 
Raggiunto il primo obiettivo, continuiamo il sentiero per arrivare al lago di Pietra Rossa; purtroppo dopo aver fatto un bel tratto in salita dobbiamo desistere per la presenza di un grosso cumulo di ghiaccio, in un tratto impervio.
A malincuore facciamo dietro front e ritorniamo al comodo prato che circonda il lago e ci consoliamo con il pic nic.
prato da pic nic!
Rinfrescati dalle acqua gelide, - riesco a tenere i piedi immersi non più di due secondi!!!- prendiamo un altro sentiero in salita che ci porta al Colle della Croce, sulla cui sommità ci sono i ruderi di fortificazioni militari dell'ultimo  conflitto mondiale.
Raggiunta la vetta veniamo ripagati da una vista mozzafiato proprio su la Thuile, tanto da farci venire in mente che potrebbe essere interessante arrivare qui dall'altro versante, così come ci dicono i due ragazzi dell'organizzazione di una gara di MTB che stanno segnano il percorso...
vista dal Colle della Croce su La Thuile, dietro il massiccio del M. Bianco
Finito il giro a Colle San Carlo, ci attardiamo a fare quattro chiacchiere col gestore del Bar la Genzianella: si ha la sensazione che lo scorrere del tempo qui abbia un altro ritmo, lontano dalla frenesia della città, in un'attività che oggi oggi come 30 anni fa ruota intorno alla natura e alle montagne...

Rientrando passiamo per il piccolo abitato di Morgex e quindi sosta a Pré-Saint Didier per ammirare l'Orrido dalla terrazza panoramica (esclusivamente per chi non soffre di vertigini!!!)

Venerdì ritorniamo sul percorso già esplorato delle 3 cascate del Rutor, ma non ci fermiamo al lago glaciale e tiriamo dritti in decisa salita verso il rifugio Deffeyes.
La giornata è splendida, ma comunque calda e la salita è alquanto impegnativa... tutta la fatica è ripagata dall'accoglienza di Ares e  dal te alla menta che bevo dentro;
pelosa accoglienza in cima! :D
questo è uno dei primi punti toccati dai concorrenti del Tor des Geants dopo poco meno di 30km dalla partenza da Courmayeur; il ragazzo al bar ci racconta numerosi aneddoti delle varie edizioni di questa straordinaria gara: cose da brividi!
Nel primo pomeriggio arriviamo ad Aosta, capoluogo che sorge proprio nell'unica zona priva di montagne, una conca calda e umida dove scorre la Dora Baltea e si trovano i piedi di montane austere e maestose.
Arrivando in auto la cosa che mi colpisce è che, ai lati della strada principale si intravedono, tra le viuzze e in lontananza, prati con mucche e impianti di risalita... Sì, proprio dal centro città!
Aosta si snoda intorno a un viale, in gran parte pedonale, dove possiamo gustare un ottimo gelato, fare acquisti e trovare souvenirs...

Cattedrale S. Maria Assunta e S. Giovanni Battista
Piazza Emile Chanoux
Porta Praetoria

Arco di Augusto

Teatro Romano
Molto caratteristiche la piazza del municipio, la porta pretoria ed il teatro romano, davvero ben conservato.
Tutto molto carino, ma complice l'ora e il sole battente, fremo per ritornare in quota e respirare un po', lasciandomi alle spalle almeno 10° C...
Sulla via del rientro non possiamo snobbare il richiamo del Castello di Fenis; è un po' tardi, ma la guida è gentilissima (il castello è visitabile solo se accompagnati) e riusciamo a prendere il biglietto per l'ultimo giro! ci avrà odiati? non so, ma dalla cortesia dimostrata direi di no, anche se il nostro era l'ultimo giro della gioranta ed eravamo in due :S






Del resto, senza guida non avremmo apprezzato e compreso le vicissitudini storiche e familiari svoltesi tra quelle mura; ho trovato incantevole immaginare i fatti narrati, in un ambiente così fiabesco e intriso di storia...

Sabato torniamo in Val Ferret per una percorso che ci porterà al rifugio Bonatti prima e al rifugio Elena: poi si tratta da una passeggiata caratterizzata da un dislivello modesto;
trekking nipponico

Rifugio Walter Bonatti
dopo essere arrivati al primo rifugio il percorso scende di quota per poi risalire al rifugio Elena. Siamo quasi arrivati al nostro secondo obiettivo quando sento un boato: mi giro e vedo delle nuvole nere e minacciose che si avvicinano rapidamente.
Cammino con i bastoncini in mano, in cima alla salita e non mi sento per nulla tranquilla: accelero il passo, quasi quasi mollo li gli stecchi?! Ultimo sforzo, il temporale non è ancora arrivato ma ci rincorre a elevata velocità! Scolliniamo, vedo l'ingresso del rifugio, entriamo: salvi! nel tempo di 5 minuti, le persone che entrano di corsa sono completamente fradicie, 10° in meno in un attimo...
Mai te sorseggiato più lentamente al caldo asciutto del rifugio; tra una rivista e qualche pagina di libro passa così un'ora abbondante e... quando guardiamo di nuovo fuori il temporale è passato. Sparite le nuvole nere, in lontananza si vede il cielo azzurro e splendente che promette un pomeriggio luminoso e soleggiato!
temporale in arrivo...
... e poi torna il sereno!
 
Rientriamo e chiudiamo il giro passando per la larga carrareccia che parte a valle, non facendo a ritroso il sentiero che era già a tratti paludoso.
Nel pomeriggio ci perdiamo gironzolando tra le vie di Courmayeur ingannando il tempo.
 
Chiesa San Pantaleone


Infatti attendiamo l'apertura del Museo delle Guide Alpine, gustando nel frattempo un cari(ni)ssimo gelato! :P
Vedere gli indumenti e l'attrezzatura d quei pionieri che un secolo e mezzo fa hanno aperto e scritto la storia dell'alpinismo fa venire i brividi e decretare senza dubbi che si trattava di uomini con sogni e attitudini smisurati.

Rientriamo alla base abbastanza presto e così, cambiati i vestiti e soprattutto le calzature, "cORsA D'ARIA" a ciascuno, per permetterci di ritornare in linea con se stessi ed esplorare i sentieri intorno a casa...
Trovo un bel percorso segnato per ciaspe che si inerpica dalla periferia dell'abitato  e parte deciso in salita. Dopo numerosi tornanti, di cui non tengo il conto, la vista si apre su un prato, una casetta e la vista su La Thuile poco più sotto, che è già in ombra mentre a metà collina il sole sembra promettere di non andarsene mai. Un piccolo tratto nel bosco e sbuco a Buic, piccola frazione sulla collina per poi tornare in centro per le stradine tortuose e strette che si intrufolano fra le case.
 Bastano poche centinaia di metri per passare dal ritmo movimentato e operoso dell'abitato al tempo lento ma inesorabile della natura...
Domenica è l'ultimo giorno di questo Paradiso e intrecciando parte del percorso del giorno prima con la passeggiata di giovedì dal colle San Carlo a quello della Croce, studiamo le cartine dei dintorni. Disegniamo un giro che ci regala 1000 m D+ belli tosti da casa al Colle della Croce, per poi scendere per il bellissimo sentiero panoramico e scorrevole che riporta al Bar Genzianella; fatto il più, un po' d'asfalto fin cassa e il cerchio è chiuso!
Iniziamo subito in salita, la carrareccia larga con i tornanti a quest'ora è in ombra e così si sale che è un piacere il tratto nel bosco, quindi sbuchiamo nei prati, per poi tornare di nuovo sotto maestosi abeti, questa volta seguendo un single track. L'ultimo tratto di salita è ghiaioso ed esposto, il terreno è scuro, color antracite; il sole ormai è sorto da dietro il colle sul quale stiamo salendo ed è radente, accecante. 1000 metri di salita che non molla un attimo in 8 km, uso i bastoncini per alleggerire il carico su quadricipiti e polpacci: la soddisfazione arrivata su è indescrivibile! Abbiamo conquistato un posto sulla terrazza panoramica davanti al Monte Bianco, c'è un silenzio e una luce surreali, la fatica avvolge il momento col gusto della conquista... un istante di magia!

Nel pomeriggio, per l'ultima camminata, ci spostiamo in Val Veny: il nostro obiettivo è il rifugio Elisabetta; sicuramente interessante come punto di partenza per trekking più imegnativi, ma come punto d'arrivo alquanto deludente. Per i primi 5 km abbiamo camminato lungo una larga carrareccia in un panorama spoglio e desolato, solo l'ultimo tratto si inerpicava in un sentiero degno di questo nome.
 

Splendida settimana, quando si susseguono gli istanti in cui resti senza parole, a bocca aperta, per la meraviglia che hai intorno, di sicuro si tratta di una settimana da sogno!

*Un giorno su sette di mal tempo ci sta, altrimenti non sarebbe stata una vacanza vera, ma solo un sogno...

sabato 11 giugno 2016

un pensiero...





... a tutti i viaggiatori che hanno interrotto il loro cammino troppo presto, lasciano intorno un vuoto surreale...

martedì 24 maggio 2016

JamaRun 21.5.2016

http://www.caicim.it/jamarun/JamaAnnoIntro.asp?Anno=2016
Ci sono certe gare che, dopo averle fatte tante volte negli anni, non sembrano nemmeno più gare: è un appuntamento atteso, sai che c'è, come il compleanno di un'amica, e non vedi l'ora di festeggiare!
Rituali dei preparativi, le prove del percorso, se ne parla col gruppo (oggi siamo in 4 di Evoluzione Nordic sul tracciato di gara), e riaffiorano gli aneddoti delle edizioni passate. Un appuntamento fisso e atteso che, se salta per una delle tante variabili impazzite che rivoluzionano intorno alla vita, lascia l'amaro in bocca! 
La settimana prima forse esagero un pochino, 3 prove percorso hanno messo in crisi la caviglia sinistra che fa le bizze, e da martedì sta a riposo... arrivo al via un pò preoccupata, anche se con tanta voglia di correre. Resto un pò in disparte, in cerca di ombra e silenzio per assaporare il momento, mentre lo speaker illustra il percorso ai concorrenti: tante presenze da fuori Trieste, meglio avvisarli di cosa gli aspetta :O

In una giornata perfetta meteorologicamenete parlando, il cielo azzurro intenso fa a gara con il verde brillante della natura per incantare gli occhi ed il cuore; penso, ancora una volta che sono fortunata, sto facendo quello che mi piace, in un posto che adoro: vediamo di portare a casa tutti i pezzi sani e salvi, che le salite sono dure, ma le discese non sono da meno...

Complice Belinda, mi trovo a partire abbastanza avanti: saggia decisione per non restare imbottigliata quando si prende il sentiero 15 stretto e ripido; pessima se penso che ciò significa impiccarsi subito...
Caldo, salita, cuore in gola e cammino con le mani sulle ginocchia: vorrei starle incollata, ma l'allenamento per le skyrace deve aver dato ottimi risultati e la vedo sparire tra le rocce come uno stambecco!
Penso alla mia gara, che è meglio, e mi concentro su caviglia (fai la brava ti prego!), polpacci e fiato; finisce la prima salita e sono a San Lorenzo, il tratto successivo è scorrevole ma sento le gambe pesanti; per fortuna inizia presto un po' di discesa in modo da recuperare. Al primo ristoro, come ai seguenti, dei due bicchieri che mi vengono offerti bevo i sali e mi faccio la doccia fresca con l'acqua; il sollievo dura il tempo di un soffio, fa caldo e sento la gola subito arida.
Nel sottobosco finalmente si respira un po', la strada in discesa dà tregua, che dura fino all'imbocco del sentiero che ci porterà nel cuore della valle, proprio a Botazzo.
Scendo cauta per non rischiare (questa volta mica ho qualcuno che mi incita a volare in picchiata) e poi è la volta del pezzo più caratteristico del percorso: correre nel cuore della valle, con le pareti di roccia a sinistra, la cascata fragorosa con lo spettacolare salto alle spalle ed il Monte Carso vicino, non è niente male!!! ;)
Il bivio per la salita sul crinale arriva troppo presto: 2 km di salita che non molla e non spiana, casomai si inerpica e aumenta la pendenza;  se i malaugurati concorrenti non fossero abbastanza sazi di dislivello :O
Mentre saliamo si scambiano saluti e battute con tanti che arrampicano; mi accorgo solo ora di avere alle calcagna Stefano che, zitto zitto, si era incollato dietro già dalla partenza.
Fiato per chiacchiere e commenti non ce n'è, si sale tra il cinguettio degli uccellini ed il rumore affannoso e forzato dei nostri respiri.
Il quadrivio è già un piccolo traguardo; Stefano mi passa, in salita è davvero forte: mi dico che il più è fatto, dalla sella in poi c'è solo discesa.
Dopo i primi tornanti, con sassi mobili che mi fanno usare cautela, mi lascio andare non appena il fondo migliora e l'appoggio è più stabile; il sentiero invita ad allungare e lasciarsi trasportare a valle dalla forza di gravità :D
Mentre corro gli ultimi saliscendi nel "Luna Park" nell'ultimissimo single track proprio sopra Jama,  sento lo speaker che annuncia gli arrivi: bello ed emozionante, gioia e stanchezza si scontrano sotto l'arco.

Vedo all'arrivo Davide e Fulvio, arrivati da un bel pezzo; mentre mi cambio mi avvicina Silvio, che mi dice di aver ripreso a correre anche per aver letto un mio racconto di una gara - colpevole di cotanto merito! :P - è chiacchieriamo un po' :)
Poi arriva Cristina, bravissima a rimettersi in gioco dopo tanto tempo e per di più cimentandosi nel trail, corsa così diametralmente opposta da quella che era la sua specialità.
Pasta party con Paola e Stefano, questa volta ognuno artefice del proprio personalissimo crono: entrambi con un ottimo miglioramento rispetto l'anno scorso!

Mentre attendiamo le premiazioni - sono arrivata quarta e Belinda è terza!- annunciano l'arrivo del concorrente più anziano: classe 1940: ammirazione e rispetto per Roberto, chapeau!
I miei complimenti si rinnovano ogni anno a tutto lo staff del CAI CIM, che con passione e dedizione rende possibile questa bellissima gara in un territorio che merita il nostro impegno a valorizzarlo e conservarlo nella sua più selvaggia bellezza.

lunedì 2 maggio 2016

qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo...

... in questo week end sportivo!
Dopo diversi anni torno in sella, questa volta si tratta della bici della sister in comodato gratuito :)
L'intenzione è quella di fare la pista ciclabile che dal centro città porta in Valle; partiamo da casa, la giornata è stupenda, il cielo è di un azzurro intenso e l'aria frizzante!

Per fortuna oggi Antonio è in totale relax, che il giro lungo coi "muli" lo ha fatto venerdì... ed sfodera tutta la sua pazienza aspettandomi. Prima uscita senza pretese (come se le successive dovessero averne :D), il ritmo è quello che è, e le maggiorni difficoltà le trovo sullo sterrato pietroso in discesa... a tratti non me la sento di andare avanti, scendo e cammino :S
Ma le sensazioni sono buone, pedalare mi piace e devo dire che le gambe rispondono bene; a fine giro ho la zona lombare destra un pò indolenzita, ma per fortuna passa subito.
Gran soddisfazione e panorami da urlo: in bosco peonie fucsia che fanno capolino nel verde smeraldo.


La sera il tempo cambia e il cielo si annuvola: come da previsioni, domenica mattina il sole è un ricordo lontano e sento la pioggia ticchettare sui vetri; saltata la Fiasp a Buttrio, mi resta la voglia di quella ventina di chilometri che erano in programma...
Parto alla volta di Basovizza, scelgo un percorso facile e riparato nel bosco per ridimensionare il disagio della pioggia. Su c'è pochissima gente, incontro due signori col cane e qualche runner: mentre corro scorrono i pensieri e, tra una pozzanghera e l'altra, penso che sui sentieri non ci si sporca... il fango viene e va, una pozzanghera sporca, poi sul tappeto di foglie o sulla ghiaia tutto scorre via, la pioggia fa il resto. Qui in bosco l'acqua è vita, mentre le foglie rigogliose rimbalzano al ritmo delle gocce.
Oggi la pioggia mi regala buonumore :)

domenica 20 marzo 2016

Ultrabericus Finisher!

Non mi pare vero: gara che devo ancora gustare, digerire, ed assimilare, mi sembra  troppo bello per essere vero!
Vicenza: mi trovo qui, nella terra di due raccontacorse d'eccezione, che ho il piacere di incontrare prima dello start: Alvin, che troppe volte mi ha fatto sbellicare di fronte al monitor leggendo i suoi esileranti racconti e Francesco, (veneto di casa a Trieste),  che procura lo stesso risultato con le sue strepitose imprese, rocambolescamente narrate! :D
Sorrisi "leggermente" tesi in partenza!
Giornata perfetta, 1100 persone in piazza dei Signori ad aspettare lo start con un'emozione palpabile che sale di minuto in minuto... Lo speaker ci mette del suo, l'Inno alla Gioia fa il resto!
Continuiamo a scrutarci noi quattro, con raccomandazioni, previsioni, aspettative: tornano in mente gli allenamenti e le altre esperienze di gara lunghe, ma mai così: vediamo di andare un po' più in là... buona gara ragazzi! Che emozione partire, siamo un fiume di runners, ognuno di noi con una carica pazzesca addosso, vediamo di metterla tutta nelle gambe ora!
L'obiettivo è tornare sui miei piedi in piazza dei Signori: ho in tasca la previsione dell'Anziano Istruttore sul tempo finale e in cuor mio spero sia giusta anche se... mi pare ardita e decisamente ottimistica!
 Come per l'S1, temendo di non riuscire a gestirmi e per paura di scoppiare, parto abbastanza prudente anche se è impossibile non correre in città: le persone ai lati della strada ci incitano ed è bellissimo! Difficile anche non correre nel primo tratto, tra prati e colline ai lati di un fiume colorato e allegro di runners.
Vedere gli altri andare non è facile, ma mi impongo di camminare in salita; devo gestire 66 km sui miei polpacci che patiscono i crampi! La parola d'ordine è non sovraccaricarli ed intervallare il nordic walking alla corsa, in particolare sfruttando il cambio di appoggio ed il naturale massaggio che la rullata del piede restituisce a muscoli e tendini.
Apro e chiudo una parentesi sull'uso dei bastoncini: durante la gara mi è capitato di passare dei concorrenti in salita; quanti commenti sul fatto fosse più facile andare su così:
1) sono liberamente in vendita e, se ammessi in gara, si possono utilizzare;
2) usare i bastoni in maniera redditizia non è proprio facile, ci vuole un po' di tecnica e di pratica;
3) servono in salita, ma in discesa sono un ingombro e intrigano;
4) con l'uso dei bastoni si mettono in movimento spalle e braccia, il che richiede un maggiore impegno muscolare.
Il primo ristoro arriva quando siamo ancora abbastanza compatti: la giornata è soleggiata e fa caldo, sono le 13, e invece della primavera sembra esplosa l'estate! Vorrei un pò di frutta fresca ma arrivare al tavolo è un'impresa impossibile e passo avanti. Mi fermerò al prossimo, sperando di non trovare la calca intorno ai tavoli.
Lungo il percorso ritrovo Max  facciamo un pezzo assieme, ma arrivati al secondo ristoro sosta un pò più lunga per lui; dopo aver riempito le borracce, ormai prosciugate, riparto.
I successivi 10 km sono abbastanza facili e scorrono, finchè non inizia la salita che ci porterà all'Eremo di San Donato, luogo del terzo ristoro e punto di cambio per la staffetta. Scale con calca di gente, i frazionisti e abbastanza pubblico, resto un attimo disorientata; ormai metà gara è andata ed è il momento di fare il punto della situazione. Per tutta la durata della gara non ho chiaro il percorso fatto e quello da fare, il garmin l'ho acceso solo per avere la traccia e l'ho messo in tasca. Credevo di essere al 33mo al cambio staffetta ed invece scoprirò poi che era al 36mo... Belle sorprese a non aver studiato per bene percorso e altimetria! :O
Con tanti partecipanti, lungo il percorso non si è mai soli, anche se a spezzare la monotonia del silenzio e del ritmo dei miei passi ci pensa Ireno. Sembra incredibile ma dopo due battute scopriamo di avere altrettanti amici runner in comune; con lui scorrono veloci e leggeri 6-7 km di chiacchiere e racconti di corsa :)
Ci salutiamo al 4° ristoro, sa che qui gli organizzatori hanno previsto integratori a base di malto! :P prendo frutta fresca, riempio le borracce e mi incammino verso il sentiero che si inerpica ancora una volta.
Bellissima questa seconda parte del percorso, un sottobosco mai noioso, profumo di erba fresca, terra e aglio selvatico; si alternano single track, salite e discese, i cambi di ritmo mi permettono di correre senza troppa fatica in piano e recupero in salita concentrandomi su spinta dei bastoncini e respiro.
Su un tratto di asfalto chiedo a una ragazza davanti quanto manca: 11 mi risponde.
wow, sono quelli del giro "solito", il minimo sindacale a uscita :D
Bene, che meravigliosa sensazione! sento di poter finire bene, certo penso anche che con le gambe stanche e tante discese una caduta può essere dietro l'angolo, ma mi accorgo di correre col sorriso...
In questa ultima parte, tanti prati e sentieri facili, trovo diverse persona che in discesa si inchiodano  e mi torna in mente la gara di domenica sul Kokos o quella di maggio scorso sul Nanos, e le parole di Riky della sera prima: sassi da cercare col lanternino qui!
Il percorso è davvero vario, alcuni tratti mi ricordano la zona carsica, anche se abbiamo affrontato poche discese sassose; abituata a correre in Carso, non oso pensare a quanto mi sarei impantanata in caso di pioggia/fango! :O
 Mi godo un meraviglioso tramonto con il cielo rosa e sfondo autostrada, la città si sta avvicinando e non mi rendo conto a quanto siamo vicini finchè non entriamo in un parco e un ragazzo mi incita dicendomi che siamo quasi arrivati, che  dal Santuario di Monte Berico c'è solo la discesa che porta in centro. Vedo la stradina salire  nel parco alberato, estraggo la lampada frontale e l'accendo per qualche minuto. In effetti poco dopo scolliniamo e tutto torna: attraversiamo la porta della città, la scalinata, la discesa per il viale percorso in senso inverso più o meno 9 ore prima. L'emozione e la pendenza fanno il loro lavoro, corro in città c'è gente lungo le strade, ogni incitazione regala uno sprazzo di energia che non credevo di avere, batto il cinque a tantissimi bimbi che vicino le transenne ci guardano: arrivo coi brividi al traguardo, mentre lo speaker annuncia il mio nome! :D
SONO TROPPO FELICE E STO BENE!!!
... vesciche a parte, ma quelle erano un omaggio del Kokos Trail :S
Dopo essermi cambiata al centro sportivo torno in piazza ad aspettare gli altri; per fortuna con un po' d'anticipo rispetto le 11 ore che aveva previsto Stefano: dopo 10 per e 33 minuti dalla partenza arrivano tutti assieme!!!
 Previsione centrata per me, oltre qualsiasi aspettativa!!! :D
qui la classifica
 
La gara, ormai arrivata alla sesta edizione (con un'edizione zero nel 2010, con 20 soli partecipanti!) è una macchina perfettamente organizzata, ma credo che entrare nei dettagli sia superfluo: i pettorali sono esauriti poco dopo l'apertura delle iscrizioni, e gli organizzatori hanno fornito supporto, ristori, assistenza davvero impeccabili; abbiamo avuto la sensazione di partecipare a qualcosa di grande!

giovedì 17 marzo 2016

Kokos Trail 13.3.2016

L'Evinrude e la Running Word sono messe diabolicamente in combutta per portre il Kokos Trail ogni anno un pò più in là... fin dalla prima edizione questa gara è sempre stata "in evoluzione", con un percorso mai uguale a se stesso nella ricerca di ottenere "una corsa in montagna" in una località di mare, con sentieri sempre più estremi!  :D

La gara che non ti aspetti, quando sei un po' così: incerta se correrla o meno, che la settimana dopo c'è un appuntamento più impegnativo da affrontare... ma, dopo aver già rinunciato alla LGF, perderla sarebbe un peccato: gara sui percorsi di sempre, Kokos fatto mille volte, persino da casa! :O
Memore dell'edizione dello scorso anno, è troppo bella per non esserci, punto e basta!
La mattina è soleggiata, ma le raffiche di Bora non danno tregua e stare fermi ad aspettare lo start è davvero duro; siamo rimasti in auto fino all'ultimo, la foto di gruppo è rimandata alla prossima occasione.
Alle 10 si parte e, dopo qualche chilometro di corsa nel gruppone e di chiacchiere, con la prima salita le cose si fanno serie!
Scollinato il Kokos sulla cima italiana, mi trovo a correre in discesa a perdifiato... è facile, i piedi vanno veloci e gli appoggi sono sicuri: il fondo del sentiero è compatto e le gambe girano che è un piacere!
Complice una scorta d'eccezione (grazie Riky!), che mi incita a osare e passare avanti, seguo questa voce tentatrice e mi dimentico di Ingrid, della contrattura, della gara a Vicenza e... di un sacco di idee sensate :O
CORRO! per i miei ritmi e le mie abitudini, corro! ... e dopo un pò temo di scoppiare :S
La sirena tentatrice mi avverte di non esagerare ma di tenere il ritmo, senza accelerare: allora non mi vuole morta!!! ...anche se a rallentarmi di colpo ci pensa la salita alla vedetta Moccò, sferzata da una Bora prepotente che sembra quasi voler sgombrare le rocce bianche da tutti i colorati concorrenti che creano un sinuoso serpente su di esse. Un paio di volte perdo l'equilibrio, ma per fortuna la salita è attrezzata con le corde! 

Finita la salita riprendere a correre è difficile, le gambe sono completamente imballate e non rispondono... :O Cammino, ci do di bastoncini e cerco di non rallentare troppo; stanca e distratta, guardo prevalentemente il terreno, sbaglio il percorso come il gruppetto che mi precede e a meno di 3 km dall'arrivo mi faccio ca 600 m in omaggio :S
Ultimo tratto pianeggiante nel bosco e arrivo con attraversamento del campo sportivo: vedo i miei, Anna e Paolo: che emozione vederli all'arrivo, non ci speravo, non ero sicura se ci sarebbero stati... ♥♥♥♥ Grazie, con questo vento aspettarmi non è stato facile, ma che bell'abbraccio all'arrivo!

Complimenti ancora agli orgnaizzatori, sicuramente premiati dalla copiosa partecipazione, con numerosissimi atleti provenienti dalla Slovenia e dal Friuli: iscrizioni esaurite per un evento che ogni anno è cresciuto e non ha mai disatteso le aspettative!
qui la classifica

Dopo le premiazioni della gara ci sono quelle del Poker, Trofeo che considera la classifica in base al  totale dei tempi impiegati nelle 3 gare del "Trofeo 3 Trail 2015" + quello della S1 la corsa della Bora del 6 gennaio.

lunedì 22 febbraio 2016

2° Trail Tremendo

Quest'anno non ci sono stati dubbi: il bel percorso e l'ottima organizzazione dello scorso anno mi hanno convinta a toranre a Pureggisimo senza esitazioni...
Passo a prendere Paola&Stefano (strano che non nevichi, data da ricordare :P) alle 6:15  e si parte alla volta del luogo più fangoso del Friuli, la "terra del cinghiale"! :D
La giornata è velata ma soleggiata e la primavera si sente alle porte; il sole rende tiepida l'aria, fresca in partenza ma che si scalda presto. Ritiriamo il pettorale, vedo Catena (3° donna) e Roberto in partenza e in effetti siamo davvero tanti: 407 iscritti per divertimento e fango a volontà!
Prima delle 8, gli organizzatori a darci il buongiorno mettendo di buon umore con il copricapo a tema!  :D
Il percorso è leggermente modificato e migliorato, senza l'iniziale imbottigliamento sul sentiero stretto e in salita, nonchè allungato di circa un km.
Dopo due km nei campi ci lasciamo alle spalle il centro abitato per immergerci nel bosco: gli alberi spogli e scuri lasciano passare i raggi del sole che illuminano a tratti il terreno, dal quale sbucano lungo il percorso crochi, bucaneve e primule a casaccio...
Per la descrizione ufficiale rimando al sito della manifestazione: "Lungo il percorso si può godere di un panorama con vista sulla pianura Friulana e sulla Città di Cividale del Friuli, che con il suo Tempietto Longobardo fa parte dell'Unesco, vista che spazia anche verso le Prealpi Giulie dove osserviamo il Monte Matajur.

Questa gara di corsa in montagna originale attraversa boschi, prati, lungo stradine sterrate, ghiaiose, con un saliscendi mozzafiato, con le sue stradine sterrate, a tratti irte, a tratti in discesa che ci portano a costeggiare il torrente affluente del fiume Natisone.

Il Percorso si snoda su un saliscendi di 25 di KM, con Altimetria di 1.300 metri, partendo da Purgessimo di Cividale del Friuli (UD) toccando il Castello di Gronumbergo, il Borgo di Picon, il Santuario di Castelmonte e ritorno a Purgessimo."
Dal canto mio posso solo ricordare salite più o meno toste che ho provato a correre al meglio; sì, in effetti giovedì mi era rimasta la voglia di correre :O  - e quindi ho cercato di togliermela... almeno per 5 minuti!!! .. e le successive discese, rigorosamente infangate, le più ripide e tecniche vigilate dalla  protezione civile e con l'ausilio delle corde: ho pure sciato! :O 
Porto dentro il colpo d'occhio di una collina completamente viola dove veniva voglia di stendersi, (ah, se fosse stata dopo il traguardo!),  e primule gialle brillanti e allegre a portare coriandoli di vita...Un percorso mai noioso e con lo sfondo del Matajur completamente candido e splendente... da tornarci di sicuro :P
Con piacere saluto Antonio all'arrivo, temporaneamente fermo, al quale non posso che augurare di poter riprendere presto a fare ciò che ama...

domenica 14 febbraio 2016

Amare una persona è…

Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è…
accettarla così com’è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.
Omar Falworth

Dal Libro: “L’arte di amare a farsi amare”

domenica 10 gennaio 2016

S1 - La corsa della Bora - 06.01.2016

La prima edizione di questa gara ripercorre il sentiero CAI 1 che unisce le località di Sisitana e Muggia, nella provincia di Trieste.
 
La partecipazione a quest'evento è stata combattuta: mi sono presentata al via senza un'adeguata preparazione, questo è poco ma sicuro!
I mesi sono stati molto impegnati da altre attività e per una serie di "eventi avversi" sono saltati gli esplorativi che avevo programmato di fare sul percorso, salvo il lontano giro fatto  con Paola e Stefano sulla prima parte  (il 4 ottobre!).
Ultimo intoppo, la contrattura prima di Natale, la "corsa" da Ingrid per risolvere (grazie!!!) e poi due uscite da 10 km...
No, di certo non posso correrla; no se voglio fare la LanaroGranfondo a metà gennaio e poi in marzo andare un pò più in là; la parola d'ordine è: non farmi male!
D'altro canto, per non rinunciare alla possibilità di percorrere tutto il Sentiero Uno, godendo dell'organizzazione, dei ristori, del percorso ben balisato, della prima gara in rappresentanza di Evoluzione Nordic,  penso che la soluzione possa essere: partire con calma, arrivare fino all'Obelisco di Opicina utilizzando la tecnica del nordic walking e poi vedere come sto. Casomai correre gli ultimi chilometri, o continuare alternando corsa a camminata.

La giornata inizia prestissimo, alle 5:25 Paola e Stefano mi passano a prendere per lasciare al macchina a Sisitana e arrivare a Muggia con l'autobus messo a disposizione dall'organizzazione.  Pur partendo da Castelreggio alle 6:20 arriviamo davanti al Duomo muggesano dopo le 7:10. Per arrivare abbiamo fatto il giro del mondo, resta pochissimo tempo al via e ho un problema... devo assolutamente fare una sosta tecnica, non ci sono wc chimici e la fila al bar è lunga :(
Quando esco in piazza non c'è più nessuno...! sono già partiti da qualche minuto, pigio start sul mio garmin passando sola sotto l'arco e dopo qualche curva vedo la coda del gruppo: inizia il viaggio!
Lasciato alle spalle il primo tratto sulla strada asfaltata,  ci imbottigliamo alla base di un single track in salita e qui mi affianca Franz, il Master Trainer della S.I.N.W. conosciuto a Schio. Un tratto di sentiero assieme, poi lui aumenta il passo: vedo che utilizza con sicurezza i bastoncini anche in discesa, correndo e aumentando la stabilità!
Dopo i primi 10 km, con il continuo cambio di pendenza  (la salita sul monte Carso, la discesa lungo il ghiaione, la risalita sul monte Stena), non so quanto avrei potuto correre anche stando bene. La discesa nel ghiaione è pericolosa e siamo ancora abbastanza ravvicinati, diverse volte mi fermo e lascio passare, mi inquieta sentire il fiato sul collo ed il pensiero di trovarmi qualcuno in schiena non mi fa scendere tranquilla...
Una volta arrivata sull'altipiano, qui, quando la salita sullo Stena è finita, quando gambe e braccia sono provate dalla fatica, qui, proprio al 20° km, nemmeno a metà, qui cado! :( il tratto pianeggiante e corribile mi invoglia troppo presto, o solo una distrazione, e in un secondo (è sempre in un secondo, quel maledetto secondo!) che sono a terra: che botta!
Mi ripassano Maurizio e Caio, che avevo appena salutato in salita,  e si fermano preoccupati di vedermi così; ma sto bene, a parte un dolore acuto alla coscia (che dopo Natale è ben tornita, quindi NO PROBLEM :P) e piano riparto. Cammino, che non mi venissero strane idee, mangio qualcosa e assaporo il panorama: siamo a casa della Natura, qui il precipizio è a un passo, il mare sullo sfondo e  un leggero vento mi raffredda.
Arrivata a San Lorenzo c'è il secondo ristoro, bevo un mix imbevibile ma che in gara accetto di buon grado (:S) e riparto. Ci si rituffa presto in bosco e percorro un tratto che devo davvero rivalutare e considerare di più: tra la cava e la Grotta Nera ci sono bellissimi sentieri larghi, pianeggianti, riparati e immersi tra gli alberi.
Segue il sentiero tra i campi da golf, il Globojner, la Napoleonica, "i sentieri di sempre": cerco di immaginare come possono vederli gli altri concorrenti che ho vicino; quando arriviamo alla panoramicissima terrazza naturale sopra Conconello mi incanto un attimo e guardo di fronte a noi Muggia, lì da dove siamo partiti 30 km prima. Chiacchiero un pò con una ragazza croata, che mi racconta delle sue ultra gareggiate in tutta Europa.
Passiamo così il ristoro dentro al campeggio Obelisco; da qui qualche ora prima sono partiti per la mezza maratona Elena, Luisa, Alessandro, Giuseppe, Simone, e tanti altri: anche per questa distanza il numero di pettorali è andato esaurito!
Finita la Napoleonica mi immergo in un Carso sconosciuto, quasi fiabesco; mi prometto di rifare assolutamente il tratto tra Prosecco e Santa Croce, con un bel fondo corribile, scorci sui pastini sopra la Costiera e con lo sfondo del mare e delle montagne innevate... una meraviglia davvero e non mi stupisco che la ragazza davanti a me si sia fermata a fotografare col telefono tanto spettacolo!
Così facile e corribile quel tratto, quanto ostico e da panico il successivo Sentiero dei pescatori (temo sarà incubo ricorrente), tra Santa Croce e Aurisina: saranno state le gambe stanche, i piedi che non rispondevano più, ma veramente sono stati chilometri lunghi e difficili. Anche solo camminando l'incedere era incerto e difficile tra le pietre mobili, grosse e spigolose che non davano nessuna sicurezza all'appoggio; il timore di cadere e farmi male mi ha davvero fatto procedere al rallentatore.
Non l'avrei detto, ma ho tanto apprezzato gli ultimi 2 km di Strada Costiera che mi hanno portato all'arrivo: non dover prestare attenzione ad ogni appoggio e lasciare andare la tensione mi ha permesso di rendermi conto di cosa stavo per concludere e la soddisfazione mi ha fatto sorridere :)
In realtà oggi lungo il percorso più volte mi sono trovata a sorridere, persino a cantare alla fine, giù per quei "salti" attrezzati dalla protezione civile che, dalla torre piezometrica ci han fatto volare in Costiera!
La cosa strana, che trovo bellissima, è che con questo percorso ho avuto la possibilità di unire tanti tratti conosciuti in un un unico percorso, un viaggio che mi ha portata da un porto all'altro, da Muggia a Sisitiana (... a me carissima) scoprendo sentieri mai esplorati!
A meravigiosa conclusione dell'emozionante giornata, siamo stati coccolati da Elena&Enzo che con la loro ospitalità ci hanno preparato un super pastaParty!!

La gara e l'organizzazione sono sicuramente migliorabili (trasporto, servizio borse, ristori all'arrivo!) ma nel complesso il percorso era ben segnato, c'erano volontari della protezione nei punti critici e, per essere nella città del "no se pol", questa è stata una grande manifestazione!