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domenica 3 settembre 2017

Traversata Carnica (la nostra...)

Monte Elmo
Sempre più spesso mi sono sentita raccontare di viaggi fatti percorrendo lunghi cammini sui propri piedi, un modo diverso di intendere il viaggio, la vacanza, il tempo libero; un altro modo di spostarsi per vedere, imparare, conoscere e assaporare il mondo intorno.
La via Francigena, il cammino di Santiago di Compostela, il Sentiero degli Dei, il Cammino Celeste, l'alta via #1, la stessa Traversata Carnica: posti con caratteristiche molto diverse, nomi che continuano a rimbalzarmi in testa incuriosendomi, stimolando la mia voglia di mettermi in gioco per provare qualcosa di diverso, qualcosa che rispecchi il mio amore per la natura e il movimento.

Prende così forma l'idea di partire da Sesto e incamminarmi verso Est, seguendo il sentiero 403; con me Paola, entusiasta partecipe alla mia iniziativa. Prendendo spunto dalla loro precedente esperienza, decidiamo di riassumere le tappe già percorse nelle due settimane di trekking col CAI in 8 giorni di camminate intense o intensissime ! :P
Per architettare il piano sono stati di grande aiuto lo studio delle carte e dei percorsi da parte di Stefano, dato che in diverse occasioni il sentiero propone delle varianti e diverse opzioni, e l'organizzazione svizzera di Paola che ci ha garantito di trovare sempre un giaciglio per la notte!

Sabato 26 agosto - 15 km – 5:53 – 991 d+
mi passano a prendere alle 5:45 per essere alle 9 in cima al monte Elmo (certo, con la funivia riesce meglio!) pronti per iniziare la nostra avventura: una larga carrareccia in salita, si indovinano le piste da sci, gli impianti di risalita disturbano indicando la presenza prepotente dell'uomo... lasciamo qui la civiltà, la montagna urbanizzata per immergerci in chilometri di sentieri con panorami spettacolari, immensi, dove finalmente la natura torna padrona incontrastata.
Al Sillianer Hütte salutiamo Stefano che, dopo essersi personalmente accertato della nostra partenza, può tornare tranquillamente fare rientro a Trieste! :D
Iniziamo il nostro viaggio a 2, seguo Paola che con passo deciso e buon ritmo fa strada e sento l'affaticamento dovuto all'altitudine e allo zaino che pesa circa 9 kg; troviamo sul percorso i primi cartelli gialli con le indicazioni KH (Karnischer Höenweg) e pensiamo che sia fin troppo facile, sembra di essere su un'autostrada: impossibile sbagliare! … tanto che poco dopo incontriamo due bikers che ci chiedono indicazioni per arrivare sul m. Elmo :O
Dopo aver rassicurato i romani sperduti, arriviamo in cima al monte Arnese (2550 m), prima vetta della nostra traversata; scendendo vediamo in lontananza un laghetto a forma di cuore e di fronte un cimitero militare. Il nostro percorso, a cavallo tra Italia e l'Austria, è stato teatro di innumerevoli scontri durante la prima guerra mondiale e incontreremo numerose trincee, appostamenti, rifugi e fortini mimetizzati nelle rocce e sui pendii di questi pendii.
Quando arriviamo al lago incontriamo una coppia (“la bionda e la guida”) che riconosceremo la sera al rifugio e che troveremo in diverse occasioni lungo il cammino.
Imparo presto che dopo un lago il percorso prosegue sempre in salita, ed è la volta delle montagne del Ferro: delle 3 cime saliamo sulla terza a 2630 m, impegnativa anche poiche affrontata dopo aver mangiato. Dopo 4 ore sulle gambe inizio a sentire la tensione tra collo e spalle vuoi per lo zaino che per i bastoncini.
Obstanser See

Scolliniamo e vediamo in lontananza il lago Obstanser See ed il piccolo rifugio a lato: rimango un po' disorientata dagli spazi: il rifugio è lì, proprio davanti a noi, ma il sentiero per arrivarci fa letteralmente il giro del mondo e ci impieghiamo più di un'ora per arrivarci! Durante quella discesa appoggio male il piede che scivola sulla ghiaia è sento un forte dolore al ginocchio destro, quello che da gennaio risente ancora della caduta. :(
Arriviamo in rifugio per le 15, la ragazza parla davvero pochissimo inglese ci accompagna nel nostro lager da 10 posti e ci fa sistemare in un letto a castello. Siamo le prime, ci appropriamo degli spazi e facciamo subito la doccia, prima che arrivi la massa. Ottima mossa, dato che la sera il rifugio è affollato e per mangiare troviamo ospitalità in una tavolata con altre persone. Siamo le uniche italiane oltre e una famigliola con due bimbi davvero piccoli!
Ottima cena :P, finiamo alle 20, ancora un'oretta di chiacchiere e poi a nanna! Sono stanca ma anche eccitata, non è facile prender sonno anche se, sul più bello, arriva la comitiva di austriaci: senza alcuna cortesia nei nostri confronti schiamazzano, ridono e parlano come se fossero soli a casa loro... per fortuna che sono in vacanza, ommmmm....

Domenica 27 agosto - 14,5 km - 6:40 – 1081 d+
Ci muoviamo un po' prima delle 8 dal rifugio e seguiamo il nostro “segnavia-lenzuolo” (è grandissimo e con la pittura recente e brillante); come abbiamo già avuto modo di osservare, dopo un lago c'è sempre salita :P e quando siamo già arrivate oltre metà del pendio Paola di accorge che sia “la bionda con la guida”, sia il gruppo dei simpaticoni ottuagenari dell'ÖAV sono saliti per un altro sentiero!!! Temporaneo sconforto, controlliamo la mappa, tiriamo fuori il testo sacro (E. Tomasi), giriamo la carta, cerchiamo di capire dove stanno andando loro (via italiana) dove stiamo andando noi (via austriaca) e dopo aver appurato lo scambio nazionalistico dei sentieri proseguiamo arrivando in sella: dietro di noi lasciamo il lago è una strepitosa vallata sassosa, sui toni del rosso e del marrone per scendere a picco in una vallata erbosa. A fondo valle siamo a 1930 m e dopo aver attraversato un torrente risaliamo per un sentiero a destra del quale si staglia la parete del m. Cavallino. Arrivate alla Hinter Sattel 2406 m scolliniamo e vediamo all'orizzonte la baita Standscühtzenhütte dove ci fermiamo a bere un te: il cameriere è italiano (e un po' perso...) e dopo un po' ci raggiungono anche la bionda con la guida e altri ragazzi austriaci che avevano pernottato come noi all'Obstanser See.





Continuiamo nella vallata acquitrinosa Filmoor fino ad arrivare a due laghetti alpini dove ci fermiamo a riposare le spalle e mangiare qualcosa per affrontare al meglio la successiva salita – costellata di mirtilli! - che ci porterà alla sella Heretkofel. Ancora una pausa per telefonare (ebbene sì, il segnale è raro e cogliamo l'occasione per comunicare a casa che procede tutto da tabella).
Il sentiero in quota è facile e panoramico, scorrono le chiacchiere come i nostri passi, finchè arrivate ad un traliccio dell'elettricità il sentiero fa un salto in giù ed è attrezzato con dei cavi metallici, bello :D
Continuiamo a perdere quota lungo un facile sentiero che ci porterà dritti diritti alla Porzehütte, dietro la quale si staglia il monte Paolmbino.
A differenza dell'altro, questo rifugio è situato su una strada carrabile, più a valle si vede un paese e di avventuroso qui c'è ben poco: a dirla tutta, non ritengo giustificabile la ricarica elettrica dei cellulari a pagamento, così come il gettonei per fare la doccia! L'attenzione al risparmio, la fatica di far arrivare provviste o acqua, oppure per generare elettricità che diventano beni preziosi quando il rifugio è isolato e collocato a ore di cammino da qualsiasi servizio è sensato. Altre volte sembra davvero che dietro il nome “rifugio” celi l'approfittarsi delle tasche dei gitanti.
Dormiamo in una piccola casetta a fianco del rifugio in un lager con una decina di posti, che nel corso del pomeriggio saranno quasi tutti occupati.
Rilassiamo le stanche membra: schiena e gambe sorseggiando una radler sulla terrazza ed aspettiamo con appetito la cena. Scopro che in Austria servono la Wiener Schnitzel con la marmellata di ribes. Restiamo a consultare la piccola biblioteca e presto, sempre troppo presto andiamo a nanna. La conseguenza è che prima delle 3 sono sveglia e non riesco a prender sonno, e mi rigiro nel sacco letto: alle 5 non ne posso più ed esco a fare un po' di stretching!




Lunedì 28 agosto - 27 km – 8:02 – 1644 d+
Dopo l'abbondante colazione “abbuffet” con splendida coordinazione tra noi per prendere il prendibile facendo una sola volta la fila (!) lasciamo il nostro “rifugio/catena di montaggio” e prima delle 7:30 (ebbene sì, oggi sarà luuunga) ci svegliamo completamente per arrivare in forcella Dignas: buon giorno mondo, siamo in cima e da qui non si può che scendere. Oggi il giro sarà lungo ma facile, lungo la strada delle malghe ci troveremo su una passeggiata panoramica a fianco di splendide montagne della Val Visdende. Ci fermiamo a mangiare qualcosa alla malga Chivion e, forse la stanchezza o qualche malumore ci causa una piccola incomprensione (scusa Paola!!) e qualche atteggiamento un po' antipatico.





La mulattiera che ci porta al passo Oregone è lunga e ripida: fa caldo e la affrontiamo dopo il 20° km, si snoda di fronte alla parete nord del monte Peralba e se non fossi così stanca apprezzerei di più la bellezza del paesaggio. Dopo un traverso scendiamo dall'altro lato del monte, verso il rifugio Calvi e la scena che vediamo arrivando vede protagonista la capretta anarchica che tiene testa al cane pastore ;)
Torta all'amaretto e caffè appena arrivate, che siamo stanche e affamate e giusto il tempo di gustare all'aperto la nostra merenda che inizia a tuonare e piovere: l'abbiamo scampata ci rifugiamo in stanza – questa volta una camerata da 6 per noi due sole! - e facciamo la doccia per lavar via stanchezza e tensioni. Ottima la cena quanto deludente la colazione :S
Rifugio Calvi







martedì 29 agosto - 26 km -  9:08 – 1470+
anche questa tappa sarà lunga e per questo chiediamo alla signora del Rifugio Calvi da poter far presto colazione: alle 6:30 si comincia e poco dopo subito il sentiero in salita ci porterà al passo Sesis. Prendiamo il sentiero 140 e poco dopo troviamo le nostre “vecchie conoscenze dell'Obstanser See: la doppia coppia e la “bionda con la guida”. Passiamo casera Fleons di sopra, quelle di Sissanis di sotto con le riprese video e la signora col gregge di pecore che si informa sul nostro percorso.
Arriviamo all'inconfondibile lago Pera e tiriamo dritte per passo Giramondo. Siamo sopra il lago di Bordaglia lungo uno spettacolare traverso sul monte Kreuzen, costellato da sassi più o meno grandi che formano un particolare ghiaione e lungo le pendici si alternano strisce verticali di sassi a altre di erba.


Lago Pera

Lago Bordaglia

Ci fermiamo per una breve sosta (8 minuti, nemmeno tanto breve! :D) l passo Giramondo e proseguiamo in discesa con meta intermedia il lago Volaia. Tra i sassi, piccola e marrone vedo una vipera, la prima per me, e devo dire che la cosa non mi ha lasciata indifferente! Guardo con sospetto tutti i successivi sassi, controllando che non si nasconda qualche altro piccolo rettile... :O
La discesa prosegue, da sassosa diventa erbosa e si tuffa nel bosco. Dopo molti chilometri sbuchiamo davanti un bellissimo prato con mucche al pascolo e vi fermiamo a riposare all'Obere Wolayer Alm: dentro una piccola casetta, circondata da capre, galline e un gallo, c'è una signora che ci offre il suo formaggio servito su una fetta di pane nero, accompagnato da succo di mela o sciroppo di sambuco. Dopo aver salutato e fatto rifornimento di acqua (sì, finora fortunatissime col meteo, abbiamo avuto giornate splendide e caldissime!) ci aspetta una ripida salita, seguita da una discesa, nuovamente salita con 3 cerbiatti e finalmente... ta daaaaa: signore e signori, il lago Volaia!!!
Lago Volaia e Monte Coglians
un regalo vederlo così bello, brillante, limpido, sembra davvero di essere dentro ad una cartolina, con il monte Coglians che si specchia, vanitoso della sua bellezza e della sua imponenza nello specchio liquido ai suoi piedi e... non riusciamo a resistere alla tentazione e (poveri pesci) ci mettiamo dentro i piedi a cercar sollievo.
Mezz'ora, questa i che era una vera pausa e quindi di nuovo in cammino: cosa c'è dopo un lago? Sì, esatto: salita! Arriviamo al Valentine Torl e il beneficio del lago è quasi sparito, lungo il pendio vedo anche il piano del prossimo tavolo del soggiorno, qualche problemuccio legato al trasporto ma non dovrebbe essere un problema, vero Ottavio?! :D
Da qui sarà poi tutta discesa, potrebbe sembrare che mi lamenti, ma preferisco 1000 volte le salite alle discese: si tratta di sassi scivolosi, erbacce e verdure varie, le ginocchia devono frenare il peso mio addizionato degli 8,5 kg di zaino e ormai i quadricipiti sono di ricotta e non tengono più.
Lasciamo la discesa nel sentiero e chiudiamo la tappa con una comoda e facile carrareccia costellata di tornanti e in mezzo al bosco: come un'oasi nel deserto ci appare finalmente la Valentinalm sono quasi commossa! Dopo i 27 km di ieri, i 26 di oggi mi hanno davvero provata, sono stati tosti e la discesa finale ci ha portate davvero in basso a soli 1290 m.
Fantastica accoglienza con grappa di benvenuto (non sono nemmeno le 17) e bella sistemazione in camera da 2 con terrazzino e uso bagno in comune.
Dopo cena ci intratteniamo con due austriaci, anche loro a zonzo per giorni lungo un sentiero, uno dei 10 che attraversano da nord a sud o trasversalmente le montagne austriache. Uno dei due conosce bene Trieste, addirittura meglio di noi direi e c'era stato proprio due settimane prima.

mercoledì 30 agosto - 18,2 km - 7:40 – 1694 d+
questa è stata una giornata strepitosa: iniziata prestissimo, con un cielo stellato come non ricordo d'aver mai visto, nel cielo nero le stelle sembravano diamanti vicini ed abbaglianti, la luce entrava forte in camera tanto da farmi alzare per vedere che fosse. Chiamo Paola, sveglia anche lei alle 5 e restiamo qualche istante nell'aria fresca del mattino a mirare lo spettacolo silenzioso e luccicante e, mentre gli occhi si abituano, le stelle si moltiplicano... <3 i="">
La colazione è da sogno, ad iniziare dalla frutta, lo yogurt, i dolci il pane col burro, i salumi e formaggi: questa dieta al contrario è giustificata solo dalla lunga camminata che ci aspetta.
Lasciato il nostro confortevole rifugio ci addentriamo subito in un bosco che pare fatato: alberi altissimi, il profumo di legno e funghi, finchè giungiamo alla Plöckenhaus e poco dopo il sentiero 434 che ci porta su Pal Piccolo.
Salendo Pal Piccolo
Il sentiero è in ombra, ripidissimo e scivoloso ed attraversa fortificazioni militari che, come un'armatura, coprono in monte sul fianco e in cima. Arrivate in vetta ci troviamo in un dedalo di sentieri intricati e chiediamo prima ad una signora austriaca, poi a una coppia di italiani la direzione per Pramosio. Passiamo quindi casera Pal Piccolo, scendendo come trottole lungo il sentiero che poi si trasforma in una noiosa carrareccia. La Casera Pal Grande di Sopra è ben fornita di coperte e pentole e ben presto la strada torna ad assottigliarsi per diventare un ghirigoro tra l'erba e le rocce: dopo il passo di Pal Grande la pendenza aumenta e si procede verso la cima del monte Avostanis. Dal basso si vede esattamente il percorso del sentiero e mi mette sconforto, è durissima e siamo sotto il sole cocente: sono in trance, mette semplicemente un piede dietro l'altro, facile no, cercando di tenere il ritmo inesorabile di Paola, che dà sempre l'idea di non fare fatica alcuna... :O
Una volta in cima, volgendo lo sguardo nella direzione dalla quale proveniamo, si vede quasi integralmente il percorso che abbiamo compiuto nelle ore precedenti, dal laghetto di fronte alla Plöckenhaus. Ci attardiamo in vetta, fra foto e “pausa barretta” ed arriva di buon passo una ragazza bionda, Gabriella, che chiude il suo percorso assieme a noi. Viene in giornata da San Daniele del Friuli, appassionata di montagne e ferrate, ci racconta dei suoi due cani ed altrettanti nipoti abruzzesi: arrivate a Casera Pramosio dissetiamo le nostre gole arse dal caldo e dalla polvere con radler ghiacciate, accompagnate da formaggi e miele. Oltre la casera c'è anche la malga con una fantastica stalla 5 stelle e mucche tirate a lucido, praticamente da sfilata :D
Passiamo la notte un una meravigliosa casetta con 10 posti letto ma a nostro completo ed esclusivo uso: laviamo e stendiamo biancheria ovunque.
Casa Pramosio

Mentre siamo a cena nella casera notiamo nel tavolo vicino al nostro alcuni atleti dell'Aldo Moro Paluzza che sono arrivato dopo aver finito il loro allenamento di corsa: noi stiamo sistemando gli appunti della giornata e leggendo il programma del giorno seguente e, due ragazze della società sportiva ci avvicinano. Paola (Romanin) curiosa ci chiede che cosa stiamo facendo. Spezziamo il ghiaccio raccontandole della nostra traversata ed allora lei si rivela l'autrice del libro ((::))) assieme all'amica Anna, nel 2014 ha affrontato il percorso della TC in 4 giorni, correndo e con supporto logistico di parenti e amici che portavano loro gli zaini alla sera a destinazione.
La serata di incontri speciali e coincidenze non finisce e Paola riconosce della sagoma dell'uomo seduto al tavolo accanto al nostro Luciano, un amico di tanti anni prima col quale aveva compiuto numerosi escursioni: ci attardiamo a chiacchierare ricordando aneddoti e vecchie storie e, ahimè, finiamo la serata con una grappa :P


giovedì 31 agosto - 19,5 km - 7:24 – 1363 d+
difficilmente potremo scordare la mega colazione della Casera Pramosio, a base di marmellata fatta in casa e formaggi (notevole la ricotta!): con quello che resta ci facciamo dei panini per il pranzo!
Lasciamo la bella casetta e ci avviamo in salita in direzione della caserma della Finanza (spesso e volentieri è più complicato azzeccare il sentiero giusto in partenza che lungo il cammino) e passiamo sella Cercevesa; si apre una vallata di saliscendi acquitrinosi e “ricordi” delle mucche che numerose vi pascolano ed arriviamo al rifugio Fabiani, chiuso e desolato crocevia di diversi sentieri: l'erba, la traccia si perde come cancellato è l'imbocco del sentiero 448. Con difficoltà lo troviamo e ci dirigiamo verso i pascoli di Pian Lodin fino ad arrivare in sella dell'omonimo monte. Il panorama ci è precluso dalla nebbia che ci accompagna dalla partenza e lascia poca gratificazione agli occhi: vediamo appena poco più in là dei nostri piedi incedere è un indovinello. Resto ferma all'ultimo segnavia e Paola procede per individuare il successivo; un po' di sconforto e sicuramente voglia di uscirne presto, ci fanno compagina e coraggio le mucche e, dopo aver perso un bel po' di tempo e molti tentativi, riusciamo a individuare il prosieguo del nostro sentiero. Finalmente rilassate, possiamo gustare i nostri panini con formaggio stagionato e marmellata: da vere intenditrici! ;)
Il sentiero si trasforma in larga carrareccia e ci conduce prima a casera Valbertad alta e proseguendo alla strada asfaltata che arriva fino al rifugio Cason di Lanza: stanza spartana per due, bagno in comune ma doccia e elettricità gratis.... ecco le cose da apprezzare! :D
Ancora incontri per Paola, Elvino e Alma del CAI di Muggia, assidui frequentatori del rifugio da anni. Ceniamo tutti assieme e dopo una deliziosa sacher torte e una grappa al mugo.
Tra un aneddoto e un ricordo, come spesso accade nei rifugi “a conversazione allargata”, date le previsioni meteo nefaste per il giorno seguente, raccogliamo diversi consigli su una variante che porta in sella Valdolce anziché per la valle, già acquitrinosa anche quando non piove.


Venerdì 1° settembre
La mattina piove. Forse “piove” non è la parola corretta... diluvia potrebbe essere più adatta: l'acqua scende da ore modificando l'intensità da forte a fortissimo.
Nel rifugio c'è gran fermento di prima mattina, partono tanti cacciatori per la loro “gara” chissà se questa parola li fa stare meglio, se dietro uno sport nascondono il piacere di uccidere un animale inerme, affrontandolo senza pericolo o rischio alcuno in un incontro impari e ingiusto.
Il gruppo giovanile CAI di Monfalcone, che aveva in programma un week end di ferrate, rinuncia e torna mestamente a casa accorciando in un giorno la gita.
Non si tratta infatti solo della pioggia di oggi che potremmo incontrare lungo il percorso che ci dovrebbe condurre a Pramollo, ma per sabato è prevista allerta meteo!
Partire lo stesso, magari facendo i circa 16 chilometri che su asfalto ci poterebbero prima Pontebba e poi a Pramollo? Ed il giorno dopo ancora 20-25 chilometri per arrivare a Malborghetto?
Restiamo a fissare l'acqua e il bosco avvolto in una nebbia fitta, fa freddo e arrovelliamo ipotizzando situazioni e possibili escamotage...
Non è facile pensare di dover abbandonare, di non concludere, di rinunciare a un pezzetto del nostro viaggio. Il giorno prima, nella nebbia, abbiamo avuto le nostre difficoltà, superate certo ma ce comunque fanno meglio percepire i propri limiti e incertezze.
La montagna è splendida, la natura è meravigliosa, ed allo stesso tempo forte e potente: sia davanti allo splendore che alla potenza, quello che mi arriva è sempre la sensazione di essere piccola e impotente: poso avere la fortuna, il privilegio di trovarmi n certi posti, di ammirare dei panorami e di gioire per una cima, ma può essere solo la nostra imprudenza a metterci nei guai.
Decidiamo di scendere a valle lungo la strada asfaltata sotto una pioggia battente e , arrivate a Pontebba, cercare una soluzione per rientrare Trieste.
Grazie al passaggio di due guardie forestali e alle chiacchiere di Salvatore, autista della Saita, il viaggio è meno faticoso e più piacevole, poi il treno e Stefano che ci aspetta in stazione.

Concludo il mio primo viaggio sulle gambe carica ed entusiasta: ho camminato per chilometri assaporando il cammino passo per passo, in un viaggio durante il quale mi sono scorsi davanti montagne, valli, ruscelli, prati che ho percepito non solo attraverso gli occhi, ma che ho sentito attraverso la fatica di gambe e braccia.
Le sensazioni si moltiplicano passando attraverso tutto il corpo: i piedi che sentono le asperità del terreno, le ginocchia che faticano in salita ma ancor di più in discesa a frenare corpo e zaino, la schiena non è abituata a trasportare temporaneamente “la mia casa”.
Ed ogni sera, prima di addormentarmi sentire addosso la sensazione di “aver vissuto” imparando o conoscendo qualcosa o qualcuno: un posto, un monte, delle persone, un sentimento; bellissimo ricordare quello che ho vissuto durante la giornata e che mi ha attraversato passando nel il mio corpo e trattenendo un pezzo di mondo in me.



Grazie Paola, mia meravigliosa compagna di viaggio…

lunedì 31 luglio 2017

Trail delle Orchidee


La descrizione dettagliata del percorso è compiutamente riportata nel sito, corredato da numerosissime splendide foto dei fiori e dei paesaggi che si possono ammirare lungo il percorso di questo trail che per me è un mix speciale:
forse perchè è stato il primo azzardo, quando nella primavera del 2015 chiesi all'A.I. Stefano se, secondo lui, ero in grado di farla...
forse perchè durante un esplorativo, per la prima volta, mi sono sentita piccolissima ai piedi di Clap Savon e sono rimasta interdetta dell'imponenza adella montagna che si stagliava davanti a me...
forse perchè alla prima edizione sono salita in premiazione e di cotanto premio il mio babbo ancora si ricorda, e non cessa, ad ogni gara,  di incitarmi a portare al casa altri premi così! (roba seria, sponsor wolf!!) ;)
forse perchè ho trascorso memorabili giornate di esplorativi con Paola e Stefano,  -più o meno riusciti o ripiegati in piani B prontamente ideati dall'A.I. - che ritualmente hanno a sempre accompagnato le settimane antecedenti la gara...
forse perchè al Rifugio Tita Piaz c'è un'accoglienza che ti fa davvero sentire a casa...
forse perchè la cura e la dedizione che Stefano metter per far in modo che il percorso sia ottimamente segnato, le cresta messe in sicurezza e l'erba dei sentieri tagliata come ti aspetteresti di vedere in un giardino, ti fa sentire protagonista importante di questa gara...

L'edizione 2017 ci ha visti impegnati in due esplorativi, uno per perlustrare il percorso dello Short Trail, sul quale si è cimentato Stefano in super ripresa dopo l'incidente dell'agosto scorso, ed uno che ci avrebbe dovuti portare e ripercorrere la salita più impegnativa, quella che da Casera Giaveada (1684) porta in vetta su Clap Savon (2462). Il percorso ad anello, da Sauris di sopra, era però impraticabile a causa di una frana che aveva interrotto un ponte in una zona impervia, e così avevamo ripiegato per altri sentieri.


Gli esplorativi sono stati anche l'occasione per riempirci gli occhi di verde e azzurro, di prati e dirupi, di lago e di vette: domenica in gara ha piovuto per tanti chilometri e ci siamo trovati in quota circodati da nuvole basse: ottimo in cresta, per non farsi sopraffare dalle vertigini!

Sabato nel primo pomeriggio siamo partiti alla volta di Ampezzo con Andrea (per la prima volta sul percorso e ormai ufficilemente dichiarato "atleta di punta di Evoluzione Nordic"!), Paola e Stefano.
Mezza Trieste podistica presente al ritiro pettorale, un sacco di chiacchiere e saluti, poi  l'immancabile briefing con il medico (non si sa mai che sentire la presentazione del dislivello possa farti venire un coccolone e chiederti che ci fai lì! :P) Licio per sentire ogni piccolo dettaglio/modifica/precisazione millimetrica del percorso.
Arrivati al rifugio ci sistemiamo, ceniamo e dopo i riti propiziatori e le prove tecnice di abbigliamento/zaino/pettorale ci diamo la buonanotte: anche quest'anno sento una strana tensione, emozioni pre-gara che sono uniche delle Orchidee, ma vince la stanchezza della settimana e mi abbandono presto a un sonno profondo.
tempo incerto al risveglio
Domenica 5:30 colazione con gruppo Evoluzione al completo, anche il Pres quest'anno pronto al via per la terza volta, quindi immancabile foto pre:
Alle 7 in punto si parte, fiume colorato che scorre veloce, anche grazie all'iniziale discesa, per rallentare sensibilmente poco dopo la deviazione nel sentiero: inizia il viaggio!
Grandi contrasti mi vengono in mente ripensando alle emozioni e immagini che ho catturato: tante chiacchiere di un ragazzo padovano che non stava in silenzio un secondo, il passo uniformato al lento incedere del single track in salita, il ristoro al 10° km che ho saltato per la troppa gente, i racconti delle ultime gare intorno. Assaggi tante vite, ne senti di tutti i colori, sorridi, ti infastidisci, prendi e lasci qualcosa di te. Ad esser sincera l'esplorativo sul tratto più duro mi è mancato, avevo rimosso quanto fosse lunga la salita e per fortuna stare in gruppo mi ha distratta!
Un secondo in vetta, e mi ritrovo sola; il panorama è una nuvola candida e mi tuffo verso la temuta discesa: prima parte ghiaione, seconda fango e erba a volontà: tutte le sfumature della scivolosità! :O
Felice di esser qui senza nessuno davanti, che la paura di finire addosso a qualcuno sarebbe una difficoltà in più, anche se d'ora in poi la mia gara sarà per lunghissimi tratti una corsa in solitudine.
La pioggia che ci accompagna per diversi chilometri sulla pelle non è fastidiosa, leggera e sottile rinfresca; peccato per il fondo che è scivoloso, tra fango,  sassi e radici c'è l'imbarazzo della scelta!
La salita al monte Pieltinis è lunga ma facile, sulla carrareccia posso rilassare un po' braccia e le spalle provate dai bastoncini, che ho usato sia per spingermi in salita, che per frenarmi in giù.
Per arrivare a Lateis c'è la penultima salita: una strada asfaltata nel bosco che ha una pendenza che mi lascia ogni anno esterrefatta; la discesa successiva le fa concorrenza, e quest'anno è stata asfaltata, e correrci su è un pò doloroso per la mia schiena.
Quando arrivo a Lateis mi rilassio e mi dico "non manca molto", ma mi rendo conto sto pagando il conto del poco tempo dedicato agli allenamenti lunghi: ne ho la certezza nel bosco Flobia, il facile sentiero didattico che in altre edizioni ho affrontato con più sprint: non ce la faccio proprio più: ultimi chilometri sofferti, ripagati dalla soddisfazione di aver concluso il viaggio, dalla medaglia e dalla stretta di mano di Stefano, che, come ogni anno, è lì a salutare e complimentarsi con i finisher!

martedì 11 luglio 2017

intorno a Passo Pura

Ritorno ancora una volta su queste montagne, che di anno in anno diventano più familiari e regalano sempre scorci emozionanti tra le cime appuntite e l'indescrivibile azzurro del lago di Sauris.
Sabato partiamo troppo tardi da Trieste per il doppio percorso che avevo in mente, ma: sono in vacanza! anche se il programma è impegnativo e prevede  dislivello, sono intenzionata a godermi 48 ore senza stress, senza dispiacermi, ma prendendo quello che arriva di buon umore, pioggia compresa se proprio dovesse presentarsi!
I cambi completi di abiti e zaini ci sono, la mantella lunga che copre fino le caviglie pure e la tenda sarà solo un allenamento di montaggio/smontaggio per altre avventure...
Dopo aver salutato Stefano e Giulio, gestori del rifugio Tita Piaz, ci avviamo verso l'imbocco del sentiero Tiziana Weiss quanche centinaio di metri più in giù; Stefano, che è anche  l'anima organizzatrice del Trail delle Orchidee, ci dà qualche dritta sul sentiero, che non è in perfetto stato e ci indica la variante più agibile.
Quello che ritenevo un sentiero banale o adatto alle scolaresche (Davide, sei sicuro che a scuola ti dovevano portare proprio per di qua?!?!) si rivela un'ascesa di tutto rispetto e una bella passeggiata in cresta! Per buona parte del percorso si cammina con alle spalle il lago di Sauris, caratteristico per il colore acceso e intenso. 
Fa caldissimo, abbiamo lasciato ad Ampezzo 28°, qui ce ne sono 22° ma a risalire sul versante esposto al sole, è davvero impegnativo, del resto siamo nelle ore più calde! La vegetazione è lussureggiante, i prati sembrano di velluto e fiori di tutte le forme e colori lo decorano, come nel disegno di un bimbo.
In cresta vicino alla stazione 9, nella vetta del percorso a 1983 m Punta dell'Uccel trovo delle stelle alpine e poi il segnacime: qui il tempo è cambiato, si è annuvolato e il vento soffia. Non mi stupisco più della rapidità dei cambi meteo, davvero imprevedibili!
Arrivati alla forca di Montòf scendiamo seguendo il sentiero 215  che ci riporta poco oltre alla casera Tintina, bivio che ci aveva fatto deviare, all'andata in salita sul monte Tinisa. 5 minuti di orologio di pioggia, ma le gocce sono grosse e fitte e ci fermiamo a infilare l'impermeabile.

Finito l'anello torniamo al Rifugio dove la piacevole accoglienza non ci farebbe più andar via: invece dopo una fresca radler e un bel po' di chiacchiere, cambiamo gli zaini e ci avviamo lungo il sentiero che ci porterà "a casa", per la notte.
A pochi metri dalla Casera Nauleni prendiamo il secondo scroscio della giornata, quasi rinfrescante e piacevole, ma solo perchè dura davvero poco: rinunciamo così a raggiungere la Casera Colmaier (lascio qui in sospeso un giro...) e ci sistemiamo per la cena.
Nella radura ci sono due cavalli, "padroni di casa" e a noi non resta che chiuderci dentro il recinto per non subire l'invadenza dei quadrupedi. :S
Il sole fa di nuovo capolino, montiamo la tenda per vedere le dimensioni -facile da montare, quasi impossibile rimetterla nella sacca! :(  e quindi ci stendiamo a prendere il sole del tardo pomeriggio.


Ora di cena: dal mastodontico zaino Davide estrae un fornelletto, mentre nella cucina il fuoco scalda l'ambiente umido: dopo una giornata di barrette e gel, un risotto di busta sembra davvero ottimo! :O
Verso le 22 arriva il temporale, con prima solo tuoni e lampi, poi uno scroscio di acqua che dura per delle ore, almeno 4! fantastica la sistemazione sotto un tetto  vero, che in tenda saremmo affogati...
Abbastanza comode le reti (incredibilmente molle) con materassino e sacco a pelo, la stanchezza del viaggio e della camminata si fa sentire e mi addormento di colpo, tanto che la mattina dopo alle 4 sono già in piedi; aspetto ancora un'ora per alzarmi, fa freddo.
La quelte dopo la tempesta: il cielo è terso e limpido, cornici di montagne, boschi e creste in ogni direzione: questa mattina posso godere di un paesaggio davvero speciale per fare gli esercizi!

Alle 8:30 ci troviamo con Paola e Stefano per la prova percorso Shor Trail delle Orchidee (22km 1400 d+ ): piccola variazione iniziale in quanto la strada al rifugio è chiusa per una gara di rally, e così si parte dal lungo lago per risalire il bosco Flobia, ultimo tratto della gara.
Passiamo a salutare Stefano, Giuseppina e Giulio e riprendiamo il percorso,  inizialmente comune a entrambe le gare.

Poco dopo Casera Tintina prendiamo il sentiero 215 in su (percorso inverso del giorno prima, fatto in discesa) e arrivati al Brutto Passo si scende rapidamente verso casera Bernon. La strada forestale si insinua nel il bosco in infiniti tornanti, fino ad arrivare all'asfalto lungo lago. Qui avremmo dovuto fare un pezzo di strada e salire per il sentiero nel bosco, ma la gara di rally è in pieno fermento e non se ne parla proprio di attraversare la carreggiata. Siamo in curva e le macchine rombano come impazzite sgommando rumorosamente. Cercando una soluzione, per non dover attendere la fine della manifestazione numerose ore più tardi, ci caliamo nel sotto bosco e poi sulla costa scoscesa del lago per riappropriarci delle ns auto. Per fortuna riusciamo a sbucare su asfalto alla fine del percorso di gara e ad attraversare la galleria (con dei rombi che echeggiano sulla roccia davvero inquietanti!)

Gli scorci sono belli, la giornata perfetta dal punto di vista del meto ma... abituata al percorso della gara lunga, mancava "qualcosa": la montagna quella vera! ... vedremo di recuperare quanto prima! ;)
Arriviamo alla macchina abbastanza stanchi e provati, una birra e un posto all'ombra sono quello che serve per reintegrare i liquidi e rilassarsi.
Pronti per tornare a casa, ma soprattutto pronti per gustare nuove avventure: grazie a Paola, Stefano e Davide per i bei momenti assieme :D